Back on the bus... San Pedro-Calama, alle 23,15 cambio per Iquique dove siamo arrivati alle 5,30 del mattino. Fino ad ora il transfer piu' difficile. Il portiere di notte della Hostaria Cavancha deve aver avuto pieta' delle facce distrutte e ci ha dato la stanza immediatamente consentendoci di recuperare qualche ora di sonno. Anche qui l'acqua calda e' un optional, ma grazie alla gentilezza del personale abbiamo avuto tre notti al prezzo di due. Iquique e' una citta' sulla costa, sovrastata da minacciose dune di sabbia che la separano dal deserto che si stende appena oltre il limite della periferia. Tra la fine dell'800 e i primi del 900 la citta' ha vissuto i suoi anni di gloria grazie al nitrato di sodio, un sale estratto nelle miniere locali e venduto in tutto il mondo per la fabbricazione di esplosivi e disinfettanti. A quel periodo, dove si dice che a Iquique venisse consumato piu' champagne pro capite che in qualunque altra parte del mondo, risalgono gli edifici su Calle Baquedano, la strada principale caratterizzata da bellissime case in legno con balconi, verande e colonnati, oggi considerata monumento nazionale. Il posto che ci ha colpiti di piu' e' il Teatro Municipal su Plaza Prat, anche quello in legno e stucchi dorati, dove, a sala vuota, Sara e' salita sul palcoscenico e ha cantato il suo pezzo forte: Tomorrow dal musical Annie. Anche con strade trafficate e tanta gente in giro, l'atmosfera del centro e' quella di una citta' fantasma, con bellissimi edifici fatiscenti che raccontano di un passato glorioso. Dal balcone della nostra stanza, anche questa in un albergo che ha chiaramente visto anni migliori ma comunque caratterizzato da un fascino old world che ricorda il Titanic, si apre una vista a 180 gradi sulla baia dove barconi da pesca, pellicani e foche movimentano le onde grigie. Alle nostre spalle, gli edifici piu' moderni della citta' contendono il terreno con la sabbia delle dune del deserto che da l'impressione di poter ricoprire Iquique da un momento all'altro e cancellarla dalla mappa del Cile.
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venerdì 25 luglio 2008
Iquique
Back on the bus... San Pedro-Calama, alle 23,15 cambio per Iquique dove siamo arrivati alle 5,30 del mattino. Fino ad ora il transfer piu' difficile. Il portiere di notte della Hostaria Cavancha deve aver avuto pieta' delle facce distrutte e ci ha dato la stanza immediatamente consentendoci di recuperare qualche ora di sonno. Anche qui l'acqua calda e' un optional, ma grazie alla gentilezza del personale abbiamo avuto tre notti al prezzo di due. Iquique e' una citta' sulla costa, sovrastata da minacciose dune di sabbia che la separano dal deserto che si stende appena oltre il limite della periferia. Tra la fine dell'800 e i primi del 900 la citta' ha vissuto i suoi anni di gloria grazie al nitrato di sodio, un sale estratto nelle miniere locali e venduto in tutto il mondo per la fabbricazione di esplosivi e disinfettanti. A quel periodo, dove si dice che a Iquique venisse consumato piu' champagne pro capite che in qualunque altra parte del mondo, risalgono gli edifici su Calle Baquedano, la strada principale caratterizzata da bellissime case in legno con balconi, verande e colonnati, oggi considerata monumento nazionale. Il posto che ci ha colpiti di piu' e' il Teatro Municipal su Plaza Prat, anche quello in legno e stucchi dorati, dove, a sala vuota, Sara e' salita sul palcoscenico e ha cantato il suo pezzo forte: Tomorrow dal musical Annie. Anche con strade trafficate e tanta gente in giro, l'atmosfera del centro e' quella di una citta' fantasma, con bellissimi edifici fatiscenti che raccontano di un passato glorioso. Dal balcone della nostra stanza, anche questa in un albergo che ha chiaramente visto anni migliori ma comunque caratterizzato da un fascino old world che ricorda il Titanic, si apre una vista a 180 gradi sulla baia dove barconi da pesca, pellicani e foche movimentano le onde grigie. Alle nostre spalle, gli edifici piu' moderni della citta' contendono il terreno con la sabbia delle dune del deserto che da l'impressione di poter ricoprire Iquique da un momento all'altro e cancellarla dalla mappa del Cile.
giovedì 24 luglio 2008
Mille Facce del Deserto
Sembra impossibile che il deserto abbia qualcosa da offrire, soprattutto si pensa una volta visto uno di averli visti tutti. Almeno questa era la mia convinzione prima di questo viaggio. Dopo il GAFA australiano e adesso il deserto di Atacama mi rendo conto di come non esista idea piú sbagliata. Non solo ciascun deserto é diverso, ma all' interno di ognuno esistono angoli completamente diversi l' uno dall'altro e anche lo stesso angolo cambia completamente a seconda della luce, soprattutto all'alba e al tramonto. Qui come a Uluru mi sono trovata a scattare la stessa foto a intervalli di pochi minuti quando con ogni minimo cambiamento di luce, rocce, sabbia e cielo cambiavano colore.
Con Desert Adventure abbiamo fatto una prima escursione al Salar, una valle di 3000km quadrati coperta di cristalli di sale lasciati dopo l'evaporazione di acque che scendono dalle Ande. Sembra una distesa di coralli interrotta a tratti da qualche laguna. Nella Laguna Chaxa abbiamo visto da vivino una colonia di fenicotteri.
Salar de Atacama
La sera dopo siamo andati alla Valle de la Luna dove abbiamo assistito al tramonto piú bello che avessimo mai visto. Inutile descrivere a parole, le foto parlano da sole.
Valle de la Muerte
Valle de la Luna
mercoledì 23 luglio 2008
San Pedro de Atacama
'L'avventura ha il sapore delle empanadas.' Ormai e' una costante: prima di un lungo viaggio in autobus ci riforniamo in un negozietto di alimentari, preferibilmente gestito da una vecchietta senza denti con faccia da india, che e' garanzia di ottime empanadas. Acqua, succo di frutta, biscotti e tortine di pasta di pane ripiene di carne e verdure che sono diventate il nostro pane quotidiano. Da La Serena, sempre con Turbus, ci siamo diretti verso San Pedro de Atacama, un puerto escondido in mezzo al deserto cileno. La notte e' passata in fretta tra una fermata e l'altra, con le orecchie che ogni tanto facevano male a causa della salita. Arrivati ad Antofagasta, un citta' brutta e grande in una valle circondata da dune di sabbia grigia, l'autobus ha cominciato a perdere benzina cosi' che ci hanno fatti scendere e divisi su altri mezzi che proseguivano verso nord. A Calama, un autobus di riserva ha raccolto tutti i pellegrini diretti a San Pedro, dove siamo arrivati dopo altre due ore di strada sterrata in mezzo al deserto. Quasi venti ore dopo la partenza da La Serena siamo scesi in uno spiazzo di terra rossa al limite del paese. Book of lies alla mano, abbiamo individuato il nostro albergo dall'altra parte del paese. Senza un taxi ne' altro mezzo in vista, sotto un sole delle due del pomeriggio decisamente caldo, zaino, computer, due valigie e borsa a tracolla , ci siamo incamminati per le strade polverose nella direzione generale del centro. E' stato uno di quei momenti in cui ci ha preso la ridarella perche' se non ridi potresti metterti a piangere, 'Ma chi ce lo fa fare?'
O forse l'atmosfera del paese ci aveva gia' contagiati, San Pedro e' un posto che mette allegria. Pochi passi piu' in la' il Señor Samuel con uno dei tre taxi disponibili in paese ci ha raccolti e depositati al nostro albergo, la Hostaria San Pedro.
Dopo aver cambiato quattro alberghi in Cile, ci siamo accorti di come da queste parti le stelle a cui siamo abituati siano un concetto relativo. L'acqua calda e' un optional negli hostal come a quattro stelle, chi prima arriva prima fa la doccia calda, chi si alza tardi si deve accontentare di acqua fredda. Lo stesso vale per il riscaldamento. La mancanza di calore viene pero' compensata dalla disponibilita' della gente che in generale si fa in quattro per aiutarti e da un'abbondanza di free internet nei posti piu' impensati.
Dopo esserci lavati il giorno di viaggio da dosso, siamo subito usciti alla scoperta del nuovo posto. San Pedro e' un villaggio piccolissimo, un'oasi in mezzo al deserto, con poche strade sterrate delineate da casette di fango a un piano abitate da negozi di atrigianato, cafes, ristoranti, negozietti di alimentari e agenzie turistiche che organizzano gite locali. Il paese e' invaso dai turisti, ma in mezzo alla folla di europei si distinguono altrettante facce andine che convivono con i turisti da cui traggono il loro sostentamento. A 2300mt di altitudine, l'atmosfera e' incredibile, rilassata, amichevole e divertente, te di coca e musica dal vivo in ogni locale, biciclette e cani randagi che fanno lo slalom tra la gente che cammina per le poche strade del paese, le macchine sono una rarita'. I locali piu' grandi hanno tutti un cortile al centro dove la sera accendono un falo' per riscaldare i tavoli sistemati sotto le tettoie di paglia. Molti cafes, soprattutto i piu' piccoli, arrotondano le entrate con un servizio di lavanderia a chilo, dove porti una busta di roba sporca che viene pesata, lavata e restituita piu' o meno pulita il giorno dopo. Sull'unica piazza abbiamo scoperto un internet point con uno scaffale di libri in tutte le lingue per Book Exchange, dove si puo' scambiare un libro per un altro e dove ci siamo riforniti per le prossime settimane.
Da San Pedro, si possono fare diverse escursioni per vedere bellissimi angoli di deserto, quello che piu' ci ha colpiti pero' e' stata l'atmosfera del villaggio, altrettanto impagabile. Semplicemente passeggiare per le strade, sedersi al sole davanti a un Pisco Sour o Mate de Coca a chiacchierare e ascoltare musica e' un'esperienza speciale come quella di un tramonto nella Valle de la Luna.
sabato 19 luglio 2008
La Serena
La prima tappa della nostra lunga marcia verso nord, La Serena e' una cittadina sulla costa a 500 km da Santiago. Una signora con cui abbiamo fatto amicizia sull'autobus l'ha definita la citta' piu' bella del Cile,con 29 chiese, un mercato coperto e una spiaggia di 5km costeggiata dal lungomare sul quale si trovano chioschi, ristoranti e locali con musica dal vivo in strutture semipermanenti. Passeggiando per le strade del centro il primo giorno abbiamo scoperto un museo, piccolo ma con bellissime ceramiche precolombiane e un moai dell'isola di Pasqua che ha colpito molto la fantasia delle bambine. All'Hostal del Mar, l' albergo sul lungomare che la Signora Carla ci ha trovato, Nina e Sara hanno fatto amicizia con Felipe e Augustin, passando ore a giocare a biliardino e ping pong in un misto di inglese e spagnolo con cui tutti quanti riuscivano a intendersi. Le passeggiate sulla spiaggia e i ristorantini locali ci hanno consentito di magiare le bistecche migliori che avessimo da molto tempo assaggiato, rese ancora piu' buone dall'essere seduti al caldo vicino al fuoco con il mare d'inverno fuori dalle vetrate a tutta parete. Il pisco sour,l'aperitivo nazionale a base di lime e pisco, ha contribuito a riscaldarci, forse un po' troppo: causa jetlag e mancanza di sonno abbiamo dovuto bere due caffe' prima di riuscire a camminare dritti.L'attrattiva principale di La Serena era per noi la possibilita' di visitare l'osservatorio astronomico di Mammalucca. Il nord del Cile e' famoso per il cielo particolarmente pulito, sia da inquinamento che nuvole, (in alcune zone del deserto di Atacama non e' mai stata registrata pioggia), cosi' che molti paesi hanno stabilito qui i loro osservatori. Mammalucca e' uno dei pochi che consentano le visite notturne con possibilita' di usare i telescopi per guardare il cielo. Dalle nove a mezzanotte, Alfredo, la nostra guida, ci ha illustrato diversi angoli del cielo australe, soffermandosi su Giove, la costellazione dello Scorpione, la Croce del Sud e diversi clusters di stelle non altrimenti visibili a occhio nudo. L'immagine piu' bella quella della Luna, della quale la nostra guida chiaramente molto entusiasta ci ha dato possibilita' di fare una foto attraverso il telescopio.
The Long Way To Lima
Chiunque abbia sentito i nostri piani per il Sudamerica ha reagito nello stesso modo: Da Santiago a Lima via terra, in un mese "CHE COSA??!"
Non so quanti chilometri siano, non voglio saperlo infatti, ma misurando il tempo in ore di pullman sono piu' di 60. A guardare il percorso sulla cartina, tutto insieme, viene il panico, tanto piu' intenso dopo le cinque notti insonni. E invece, appena saliti sul primo autobus che da Santiago sette ore dopo ci ha depositati a La Serena, lo spirito e' cambiato, rilassati in poltrone piu' che comode, ci siamo goduti la novita' di lasciare responsabilita' di guida e navigazione a qualcun altro. Dopo le prime due ore, i campi coltivati hanno lasciato spazio a una zona semi desertica che ci ha accompagnati per il resto della strada, con il Pacifico che a tratti si affacciava sulla sinistra e le Ande sulla destra. Per le prossime settimane per una volta anche per me sara' facile orientarmi senza bussola: nord e' la direzione di marcia. Tra una pagina e l'altra del libro, guardando fuori dal finsetrino cielo e rocce, rocce e cielo con qualche cactus occasionale, ho trovato la chiave per riuscire ad arrivare a Lima senza impazzire: prendere le tappe una alla volta, concentrandosi solo sulla successiva senza mai pensare alla meta finale. Vivere il momento, qui e adesso, godersi il paesaggio, il libro, il tramonto, senza pensare a nient'altro. Non esiste Road Trip piu' di questo.
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