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venerdì 4 luglio 2008

Auckland



Lasciata Waitomo la mattina presto, 200km piu' tardi eravamo gia' in vista di Auckland. Avvicinandosi in macchina, si vede una drammatica trasformazione del paesaggio, la terra si rompe, non piu' massa compatta ma lembi frastagliati che si allungano verso il mare dando quasi l'impressione di un arcipelago. Non avevamo grandi ambizioni per la citta' descritta dai nostri amici australiani come un posto senza carattere, a tratti anche pericoloso. Sapendo che il traffico puo' essere pesante e non volendo correre il rischio di rimanere imbottigliati prima del nostro prossimo volo, avevamo prenotato un motel in una zona periferica vicino all'aeroporto, pensando di usare la macchina per andare in centro quando ne avessimo avuto voglia. Siamo arrivati col cielo grigio piombo e la pioggia che cominciava a sentirsi nell'aria. Parcheggiata la macchina e ottenute le chiavi della stanza, siamo entrati nel mini appartamento che avrebbe dovuto essere casa per i tre giorni successivi: muri ingialliti dall'umidita', mobili che avevano decisamente visto tempi migliori probabilmente trent'anni fa e odore opprimente di muffa. Ho guardato i letti e mi e' venuto l'impulso di grattarmi. Trenta secondi sono bastati per decidere che se avessimo passato tre notti li' dentro avremmo avuto un'esperienza pessima della citta'. Abbiamo velocemente restituito le chiavi dicendo che non era un posto adatto ai bambini. Uscendo dal parcheggio ho notato un cartello che offriva prezzi speciali per l'affitto delle camere a ore.
Sotto una cortina di pioggia e senza un posto per dormire ci siamo diretti verso il centro. Dopo aver lasciato la macchina in un parcheggio sotto la Sky Tower, siamo andati all'ufficio del turismo che ci ha trovato un'offerta speciale per l'Heritage Hotel, un albergo a quattro stelle nel centro della citta'. Visto che il budget per la Nuova Zelanda tiene, abbiamo accolto la novita' con gioia: colazione servita e accappatoio nel bagno sono cose che da un po'di tempo avevamo dimenticato! La "vacanza nella vacanza" e' cominciata con qualche giorno di anticipo rispetto alle Fiji.
Dopo l'inizio poco piacevole, devo dire che il ritratto di Auckland che ci era stato dipinto non e' molto veritiero. Per il poco che abbiamo potuto sperimentare in tre giorni, sembra una citta' cosmopolita, vivace e anche bella da vedere. La pianta, con i grattacieli al centro e tanti quartieri colorati con vita propria come Ponsonby appena fuori dal CBD mi ricorda Sydney, meno l'Opera House.
A parte un pomeriggio ad Auckland Museum, abbiamo passato il resto del tempo girando a piedi per le strade, fermandoci per qualche foto, caffe' e qualche acquisto per le prossime tappe del viaggio: costumi da bagno per le Fiji e sapone a secco per il Sudamerica. Ci siamo fermati diverse volte sotto la Sky Tower, l'edificio piu' alto di questo emisfero, per guardare chi si buttava giu'. Sky Jump e' una novita' sul mercato dell'adrenalina: 192mt, 14 secondi di caduta controllata attaccati a un cavo d'acciaio, raggiungendo gli 85km/h per poi atterrare dolcemente ai piedi della torre, le urla coperte dal rumore del traffico.
Oggi a pranzo davanti a un panino abbiamo chiesto alle bambine, dopo aver girato tanto, a che posto sentano di appartenere. Ci hanno pensato un po' poi Nina ha detto: "Io mi sento di appartenere al mondo. Per me il mondo e' come una noce con il guscio intorno, oltre il guscio c'e'lo spazio, ma dentro al guscio mi sento a casa dappertutto."
"Si, anch'io" ha aggiunto Sara, "in Cina anche se era tutto cosi' diverso e straniero, anche se parlavano una lingua che non capivo, mi sentivo come se fossi li' per rimanerci, mi sentivo a casa."
Probabilmente questo sara' l'ultimo post dalla Nuova Zelanda, domani partiamo per le Fiji dove abbiamo in progetto di fare assolutamente niente e rilassarci prima della tirata sudamericana. Per concludere questi tre mesi posso dire che la Nuova Zelanda sia una terra fantastica, il mix di paesaggi incredibili e attivita' ad alta tensione lo rende un posto unico, intenso e indimenticabile. Capisco adesso che chi ci passi solo due o tre settimane riparta con la voglia di tornare, con la sensazione di aver avuto solo un assaggio e la fame di piu'. In dodici settimane abbiamo avuto la fortuna di vederla tutta, di sperimentare tutto quello che volevamo e portarci per sempre dentro delle bellissime immagini. Per questo sentiamo adesso che sia il momento di partire alla scoperta di posti nuovi, senza troppa nostalgia per quello che ci lasciamo alle spalle.









giovedì 3 luglio 2008

Glowworms in the Shire



Abbiamo sempre detto di non volerci trascinare dietro le bambine come valige ma di volerle parti attive di questo viaggio, cercando sempre di coinvolgerle per stimolare la loro curiosita'e mantenere vivo il loro interesse, promettendoci di ascoltare anche la loro opinione nel decidere l'itinerario.
Nel Tourist Information di Rotorua, mentre noi cercavamo di organizzare la settimana, Sara mi porta un depliant di un'area chiamata Waitomo, a 200km a sud di Auckland. "Andiamo a vedere i glowworms?" Sono degli insetti fosforescenti che vivono nelle grotte, diffusi in tutta la Nuova Zelanda. A Waitomo le grotte abbondano, e di conseguenza i gloworms. Non era di strada tra Rotorua e la nostra meta successiva, Auckland, definita mesi fa da Duncan come "a small town full of stuck-up provincial nothings", e che per questo motivo non avevamo nessuna fretta di raggiungere. Una notte a Waitomo non sembrava una cattiva idea. Interpellato The Book of Lies, abbiamo trovato un ulteriore motivo per fermarci a Waitomo: World Unique Waitomo Motels, una fattoria che offre stanze di quattro tipi: un aereo convertito in due appartamenti, un vagone di un treno degli anni '50, una mini nave da crociera tirata a secco e due tane di Hobbits, scavate nel fianco della collina con prato e pecore che pascolano sul tetto.
Visto che fino ad ora abbiamo ignorato il Signore degli Anelli ci siamo sentiti in dovere di fare qualcosa in proposito, almeno negli ultimi giorni del nostro periodo in Nuova Zelanda. Preontato la nostra tana di Hobbit senza dire niente alle bambine, siamo arrivati a Waitomo e le abbiamo viste saltare di gioia mentre esploravano tutti gli angoli delle due camere piu' bagno, affermando che fosse THE BEST da quando siamo partiti.
Prima di andare a vedere le grotte ci siamo seduti a prendere un caffe'in The Long Black Cafe', una delle tre possibilita' che il paese offre e che fa da base a chi voglia andare a esplorare le grotte. Guardandomi intorno ho immediatamente registrato un'alta concentrazione di beanies e movimenti a rallentatore, cosi' che ho imparato dell'esistenza di un altro extreme sport di cui Waitomo e' la capitale mondiale e di cui ignoravo l'esistenza: black water rafting. Consiste nell'usare una ruota di camion per percorrere un fiume sotterraneo trascinati dalla corrente. Oltre a una parte di rafting in grotte completamente buie se non per il lumino sul casco obbligatorio e i glowworms, le avventure nelle grotte offerte dagli operatori locali includono l'uso di corde e moschettoni per scalare pareti piu' o meno ripide, strisciare in cunicoli attraverso i quali non e' altrimenti possibile passare, scalare rocce e tuffarsi in gelate piscine sotterranee. Per una volta e' stato bello osservare dal di fuori, consapevole del fatto che questa volta non aveva niente a che fare con me, black water rafting non e' mai stato sulla mia lista!
Abbiamo comprato un molto piu' sedato combo-ticket per visitare due grotte, prima Aranui, la piu' bella per le formazioni di stalattiti e stalagmiti, e poi la Glowworm Cave, meno spettacolare dal punto di vista geologico ma con la volta della parte piu' profonda coperta di glowworms. Per mezz'ora abbiamo galleggiato in una barchetta sulle acque di un lago sotterraneo e osservato incantati le luci fosforescenti sulla volta della grotta come una galassia sotterranea, e' stato un momento magico.
La sera, nella tana degli Hobbits, abbiamo cenato con meat pie and mash mentre le pecore pascolavano sul tetto e un maiale grugniva fuori dalla porta. Brava Sara per averci portato nello Shire!









mercoledì 2 luglio 2008

Charlie's Black Sheep



Le statistiche con me non funzionano, o meglio mi trovo troppo spesso dalla parte sbagliata della statistica. Sono quell'una su dieci per cui l'epidurale non funziona, sono quello 0,6% che non salta.
Ed ecco come' andata: il sole e' tornato nella North Island. Il cielo di un blu perfetto, senza neppure una nuvola o un alito di vento, e' finalmente arrivata la giornata ideale, il momento che aspettavamo per tornare a Taupo. Dopo aver visto Taupo Bungy, Brendan si e' convinto che mentre da un aereo ci puo'sempre buttare ovunque senza grosse differenze, un posto al mondo piu' bello per buttarsi da una scogliera non esiste. Siamo arrivati giusto in tempo per vedere un gruppo di giapponesi che saltavano uno alla volta: prima due ragazzi con relativa facilita', poi due ragazze, un po' meno disinvoltamente. Ho osservato incredula il jumpmaster che ha gentilmente ma fermamente guidato la prima fino al limite della piattaforma, dandole poi un ultimo incoraggiamento formando un muro dietro di lei per impedirle di tornare indietro. Ha poi sollevato la seconda, paralizzata dalla paura, in lacrime e lamenti, dalla panca sulla quale aspettava con i piedi legati e gia' attaccata all'elastico, l'ha guidata verso il bordo della piattaforma come ha fatto con la prima e visto che la tecnica del muro non funzionava, ha cominciato a darle dei colpetti sul retro delle scarpe da tennis con la punta del piede, finendola con un'ultima spinta, sempre dolce ma decisa in mezzo alla schiena. La poverina e' caduta in avanti con un ulrlo da oltretomba peggio di quelli lanciati dagli amici che l'avevano preceduta.
A Taupo Bungy piacciono i numeri: dal 1991, 250000 salti e si vantano di riuscire a convincere tutti a farlo. A quanto pare la bravura di un jumpmaster e' proprio quella di saper guidare chiunque al salto e far riuscire anche i piu' timorosi. Brendan era convinto, ha pagato i 130 dollari, compilato la liberatoria, si e' fatto pesare ed e' entrato a cuor leggero nella zona riservata ai jumpers only mentre io e le bambine lo guardavamo da dietro il limite dell'area di sicurezza. Lascio a lui raccontare la sua esperienza su While Stocks Last, dico solo che ha saltato, 47mt con anche tuffo finale.



Quando e' risalito era un po' arruffato, ma decisamente sempre lo stesso Brendan. "E allora??!" Mi aspettavo saggezza oltre-umana, illuminazione, apertura di canali psichici e chagras, comprensione dell'universo in tutta la sua complessita' o almeno tanta adrenalina da durargli una settimana.
"Bello, ma non e' una cosa che ti cambi la vita come vogliono farti credere, divertente come una montagna russa ma niente di piu'." Non quello che volevo sentire arrivato il mio turno.
Il jumpmaster e' andato in pausa pranzo cosi' che abbiamo dovuto aspettare che tornasse perche' potessi saltare anch'io. Stranamente mi sentivo calmissima, non i vomiti che avevo anticipato ne' corse continue al bagno, con ogni minuto che passava pero' anche la voglia di saltare diminuiva di un po'. Charlie il jumpmaster e' tornato, anch'io sono andata a pagare, ho firmato la mia liberatoria, e accolto sul dorso della mano sinistra il segno distintivo dei jumpers: i miei 50kg di peso scritti con il pennarello indelebile. Ancora niente adrenalina, continuavo invece a ripetermi 'This is insane.' Ho detto a Charlie di averlo beccato spingere le povere ragazze giapponesi. Ha risposto con una risata e affermato di saperlo fare molto discretamente, "Per ciascuno e' diverso, con alcuni bisogna essere dolci, con altri fermi ma alla fine saltano tutti." A confermare il dato anche gli altri membri dello staff che mi hanno assicurata che solo lo 0,6% di quelli che entrano nella zona 'jumpers only' non salta.
Poco convinta, ma sempre calma ho percorso il miglio verde che mi separava dal punto di non ritorno. Charlie e il suo assistente mi aspettavano sorridenti dall'altra parte. Mi sono seduta sulla panca e ho lasciato che mi mettessero le cavigliere mentre facevamo tranquillamente conversazione. L'elastico e' venuto su con una carrucola meccanica e il canotto si e' messo in posizione 47mt sotto la pedana per raccogliermi alla fine. Ancora l'adrenalina non saliva. Era la giornata perfetta, il sole addirittura caldo e i Red Hot Chili Peppers uscivano a tutto volume dallo stereo. Quando hanno buttato giu' l'elastico attaccato ai miei piedi, l'ho sentito tirarmi giu' facendomi fare un passo involontario verso il vuoto. Quand'e' stata l'ultima volta che mi sono divertita a perdere il controllo davanti a perfetti estranei? Ancora la calma, ancora mi sono detta 'This is stupid', e cosi' l'ho ripetuto ad alta voce. Charlie e assistente si sono messi a ridere continuando imperturbati nel loro protocollo da pena capitale, facendo gli ultimi controlli incrociati a carrucole e nodi di sicurezza secondo una procedura chiaramente collaudata e ripetuta all'infinito.
Mi sono alzata in piedi e ho detto no. Senza perdere il sorriso Charlie e'entrato nel suo ruolo di jumpmaster-psicologo e ha cominciato a parlarmi con calma usando il suo repertorio di frasi da psicologia da scatola di cioccolatini: "Puoi farlo, la parte piu' difficile e' finita, fai un altro passo in avanti per favore."
"Lo so che posso farlo, ma non voglio, ho cambiato idea."
"Ma no che non hai cambiato idea, e' solo l'attesa, fai un altro passo in avanti, almeno questo puoi farlo."
L'ho guardato dritto in faccia e sempre calma ma a denti stretti gli ho detto: "There is no fucking way that I am going to chuck myself off this cliff, do you hear me? Untie my feet now."
Silenzio.... "Lo sai che perdi i soldi?"
"Lo so e non mi importa."
Spariti i sorrisi, Charlie ha lentamente portato il walkie talkie alle labbra "Number thirty didn't jump. I repeat, number thirty didn't jump, over." Passando davanti all'ufficio il resto dello staff mi ha guardato in shock, additata come se fossi un marziano, "Oi, you!" Gli ho risposto con un sorriso che avevo cambiato idea, "Sorry, not my gig." Mi hanno dato un voucher nel caso cambiassi idea di nuovo, ma a quel punto non c'era pericolo.
Per qualche giorno mi sono chiesta che senso ha avuto, chiaramente non sono il tipo che salta, ma neppure quello che sta nella zona di sicurezza, chi sono allora? In che categoria rientro? Finche' non mi e' tornato in mente quello 0,6% : sono quella che rovina le statistiche! Control freak, uptight and proud. Officially weird.

E invece Brendan, che va fino in fondo ...


domenica 29 giugno 2008

Hiking on Fire



Mount Tarawera, che nel Giugno del 1886 esplose in una delle eruzioni piu' disastrose nella storia della Nuova Zelanda. La lava e la cnere seppellirono diversi villaggi uccidendo duecento persone. Prima dell'esplosione, Lake Rotomahana ai piedi della montagna era un'area turistica famosa per le Pink and White Terraces, due diverse formazioni di silice conosciute come l'ottava meraviglia del mondo. Dal lato della montagna, diverse piscine rotonde nelle quali scorreva l'acqua di una sorgente calda che si torvava a monte, scendevano a gradino arrivando fino al lago. Ogni piscina veniva riempita dall'acqua che traboccava da quella precedente. L'eruzione del 1886 ridisegno' completamente il paesaggio, distruggendo le Pink e White Terraces, ingrandendo le dimensioni del lago di 20 volte tanto e creando 22 nuovi crateri. Waimangu, la valle che e' risultata dal cataclisma, e' un'altra area ad alta attivita' geotermica nella zona di Rotorua.

Inferno Crater




giovedì 26 giugno 2008

Zorbing in Rotorua



The Zorb, una palla di gomma piena d'aria di tre metri di diametro con una palla piu' piccola sospesa nel centro, nella quale ci si infila insieme a un po' d' acqua calda per poi venire buttati giu' da una collina. Impossibile resistere questa esperienza extreme-silly: ciascuno di noi meno Sara, che si e' tirata indietro all'ultimo momento, e' entrato nella sua zorb ed e' rotolato fino a valle. Invenzione neozelandese per non correre il rischio di finire l'adrenalina tra un salto e l'altro, definitely recommended and great fun!













mercoledì 25 giugno 2008

Thermal Wonderland



Wai-O-Tapu e' una riserva costituita da una zona geotermica idrotermale collegata al vulcano Taupo. A 30 Km a sud di Rotorua, e' un'area di 20 Km quadrati coperta da crateri, fumarole, pozze di fango bollente, e laghi colorati dai vari minerali dissolti nelle acque: giallo-zolfo, rosso-ferro, verde-arsenico. E' un posto assolutamente unico, irreale, non servono parole per descriverlo, basta lasciare parlare le immagini. La piu' bella: Champagne Pool, la copertina di The Book of Lies :-)


Artist's Palette


Opal Pool


Devil's Bath


Lady Knox Geyser




Oyster Pool


Lake Ngakoro


The Champagne Pool


martedì 24 giugno 2008

Lake Taupo



Sembra che il bel tempo sia finito, siamo ufficialmente in inverno. Il sole che fino ad ora ci ha accompagnati e che abbiamo dato per scontato in Nuova Zelanda e' sparito dietro una cortina di nuvole... oppure abbiamo scelto i due giorni peggiori da passare sulle rive di Taupo Lake, segnato sulla mappa dei turisti come capitale mondiale di sky diving. E' il posto piu' suggestivo e collaudato per buttarsi da un aereo, sullo sfondo assolutamente unico del lago piu' grande della Nuova Zelanda. Non e' mai stata la mia ambizione, ma e' il sogno di Brendan. Per due giorni abbiamo passeggiato lungo le sponde nere di sabbia vulcanica del lago, bevendo interminabili caffe', aspettando un varco tra le nuvole, ma per la durata della nostra permanenza non ha quasi mai smesso di piovere, nessun aereo e' decollato e nessuno ha saltato. Abbiamo osservato una folla di sky divers mancati in astinenza da adrenalina aggirarsi per il paese come zombies, come noi impotenti contro il maltempo.
Altra attrazione del paese e' Taupo Bungy, senza ombra di dubbio il salto piu' spettacolare del mondo: da una scogliera di roccia bianca coperta qua e la' di vegetazione verde intenso, in una gola del Waikato River che scorre placido e trasparente, con l'acqua di un colore che va dal blu intenso al verde, piu' bello anche di Queenstown. In teoria non e' un'attivita' che dipende dal bel tempo, ma dopo aver guardato giu' dalla piattaforma, garantisco che fare un volo di 50mt con il sole o con la pioggia fa una differenza significativa. E cosi', questa volta con il maltempo come scusa, ho mancato il mio secondo appuntamento con l'elastico. A questo punto mi chiedo se voglio davvero farlo...



Il maltempo non ci ha impedito almeno una passeggiata tra i Craters of The Moon, una zona geotermica dove si puo' seguire un percorso di 45 minuti tra pozze di fango bollente e crateri fumanti.











Frustrate per il momento le nostre ambizioni quasi-suicide, ci siamo rimessi in macchina per Rotorua, dove ad appena 80km di distanza, tra un tuffo nei fanghi termali, maori hangi e hikes tra geysers e fumarole, aspettiamo fiduciosi un giorno di sole!

lunedì 23 giugno 2008

Napier



Devo cominciare a contarle: le volte che ho avuto la tentazione di lanciare The Book of Lies dalla finestra. Rainbow Lodge in Taupo, dal cui letto a castello al momento scrivo, e' descritto come 'spazioso, pulitissimo, rifinito con piccoli particolari che creano un'atmosfera casalinga'. Dico io: 'Super affollato, non particolarmente pulito e frequentato da quella popolazione di cool-dudes non esattamente simpatica che si trova solo negli ostelli.' Li abbiamo incontrati in Cina, in Oz e adesso anche qui: girano con il beanie in testa anche in casa quando non ce n'e'proprio bisogno, si muovono come se fossero stonati dalla mattina presto e ti guardano dall'alto dei loro vent'anni e dalla convinzione di essere speciali per il solo fatto di alloggiare in un ostello. Ti viene voglia di svegliarli con un ceffone e la rivelazione che il beanie ce l'hai anche tu, gli ostelli esistono dalla notte dei tempi e le canne non le hanno certo inventate loro! Lasciata Wellington tre giorni fa, siamo di nuovo sulla strada, spostandoci sempre piu' velocemente su quella rotta intorno al pianeta che alla fine ci riportera' al punto di partenza. La sensazione di essere di nuovo in movimento e' piacevole, rinnova l'energia che in momenti di stasi troppo prolungata sembra addormentarsi. Abbiamo passato due giorni a Napier, citta' a 350km a nord di Wellington sulla costa est, famosa per essere stata completamente distrutta da un terremoto nel 1931 e poi ricostruita in stile Art Deco. Avrebbe potuto essere un disastro architettonico, un parco a tema, ma il risultato e'sorprendentemente piacevole e autentico. In due giorni ognuno di noi ha trovato qualcosa da fare: un tour a piedi degli edifici piu' belli, il museo con la storia del terremoto, e un acquario dove, anche dopo i delfini selvatici di Tangalooma e Milford Sound, Nina e Sara si sono entusiasmate per i salti di Kelly, delfino anziano e solitario nella vasca di Marineland. La felicita' delle bambine e'arrivata al massimo quando per cena abbiamo trovato un barbecue alla koreana con illimitata porzione di gelato come dessert e poi, una volta tornati in camera, abbiamo guardato un DVD di Walt Disney prestato dalla padrona dell'ostello. Lasciata Napier questa mattina, ci siamo diretti verso il centro dell'isola in cerca di vulcani, geysers e attivita' geotermica. Lake Taupo, dove ci fermeremo per altri due giorni cercando di convivere con la fauna di Rainbow Lodge, e' un paese sulla sponda del lago omonimo, un cratere formato da un'eruzione vulcanica di 1800 anni fa le cui ceneri sono arrivate fino a Roma. Il vulcano sepolto nelle profondita' del lago e' dormiente, monitorato di continuo perche' caratterizzato da un magma particolarmente viscoso che prima o poi causera' un'altra esplosione. Arrivati con la pioggia, anche se nell'aria si distingue nettamente un odore di zolfo, non abbiamo potuto vedere nessuna delle cose che ci hanno portati qui, il lago si stende grigio e poco invitante davanti al paese. Brendan e le bambine dormono, i cool dudes sembrano essere anche loro spariti nel silenzio della notte, solo io continuo a parlare con il computer, speriamo che domani porti una nuova luce.





lunedì 16 giugno 2008

More Wellie



Conoscere qualcuno in una citta' nella quale si approdi per la prima volta e'garanzia di buon inizio, un aiuto impagabile per cominciare a muovere i primi passi in terreno sconosciuto e trovare poi da soli la propria strada. Meglio di qualunque Book of Lies o Ufficio del Turismo, fino ad ora l'esperienza diretta di amici e bloggers e' stata la guida migliore per ogni posto che abbiamo toccato.
Parte dell'avventura di viaggiare e' pero' anche quella di conoscere nuove persone, di avvicinare la gente in modo improvvisato, aperti a nuove conoscenze che spesso capitano per caso. Sabato scorso al Te Papa Museum , aiutando Nina e Sara a mettere insieme un aquilone per Matariki, il nuovo anno Maori, abbiamo conosciuto Dee, un'australiana di Perth, e la sua bambina Trinity che condividevano con noi tavolo e materiale. Ci siamo messi a parlare e immediatamente riconosciuti come appartenenti alla stessa tribu': in terra straniera, coppia mista, e dopo aver vissuto in diversi angoli del pianeta, incapaci di identificarne uno solo come casa. Un'ora di chiacchiere e Dee ci ha invitati a cena a casa sua per la sera dopo. Abbiamo passato una serata tra amici anche se sconosciuti, persone con un'esperienza di vita simile alla nostra, con le quali la comunicazione e' stata facile e spontanea, a volte capaci di finire le frasi dell'altro perche' con le menti formate dallo stesso vissuto.
Dopo aver fatto la prima amicizia locale, abbiamo ufficialmente lasciato la categoria dei turisti e abbracciato quella dei 'Foreign Residents': viviamo la seconda settimana come tali, senza fretta di marciare da un posto all'altro, godendoci il sole e tornando nei nostri posti preferiti per prendere un caffe' e qualche foto che dia idea dell'atmosfera di questa citta'. Consapevoli del fatto che sara' l'ultimo letto in cui potremo dormire per due settimane di seguito, ce la prendiamo con calma, raccogliendo energie per gli ultimi due mesi in cui dovremo coprire via terra un numero enorme di chilometri. I 'Books of Lies' del Sudamerica ci fanno costante compagnia, definitivamente fuori dalle valigie, hanno preso residenza stabile nello zaino che ci portiamo sempre appresso e vengono tirati fuori ad ogni fermata. E vista l'abbondanza di locali a Wellington, le fermate sono tante ultimamente! Seduti a un tavolo di Floriditas in Cuba Street, mentre io cercavo un hostal a La Paz e Brendan studiava il sistema di autobus del Cile, Nina ci ha fatto notare con una certa nostalgia che mentre noi abbiamo rimesso le felpe pesanti, in Europa si va a nuotare al mare. Ci siamo detti ridendo che potremmo andare a nasconderci in Sardegna e continuare a scrivere blog lavorando di fantasia! E' stato solo un momento di debolezza, siamo piu' forti della tentazione per ora, e per dimostrarlo abbiamo finito di pianificare l'itinerario neozelandese cosi' che sappiamo gia' dove dormiremo per le prossime due settimane, e a questo punto non e' una certezza da poco!

Cuba Street, our neighbourhood








Floriditas




High Tea In Martha's


With Dee and Trinity