Oggi la giornata è iniziata meglio del
solito. Spostando i cuscini impilati in un angolo della shala, in
silenzio come al solito a quell'ora del mattino, dal mio angolo nella
parte opposta si è sentita una certa commozione, 'C'è un serpente!'
Mi sono girata in tempo per vederlo, acciambellato e un po'
impaurito, ma non per fotografarlo. Lalit non si è scomposto 'State
calmi, non è un dramma! Spostate le ultime file di tappetini in
avanti e continuate a praticare.' Mi è venuta la ridarella isterica
ma come il resto della classe ho continuato la mia sequenza fino a
che è arrivato Sunil che ha catturato il serpente con un secchio e
l'ha portato via. Velenoso? Oh YES! Ma non 'troppo letale' secondo
Yogita, la nostra insegnante di mantra e meditazione. Terza settimana
e come promesso il livello di pratica è ancora più alto. Archi,
inversioni, equilibri sulle braccia sono diventati ordinaria
amministrazione. La cosa strana è che non sentiamo più nè il caldo
nè la fatica, più lavoriamo e meglio ci sentiamo. Finire con i
vestiti bagnati addosso è la normalità, tempo per una doccia, un
cambio e si ricomincia. Già dalla settimana scorsa abbiamo iniziato
i kryias, tecniche di pulizia interna, parte del processo di
purificazione di corpo e spirito. Infili il beccuccio di un piccolo
innaffiatoio (neti pot) in una narice e versi acqua tiepida salata
che, se respiri nel modo giusto, esce a cascata dall'altra narice
pulendo bene i canali. Finisci con una tecnica ancora più estrema,
infilando un piccolo catetere bagnato con olio di senape a turno in
una narice alla volta e lo fai uscire dalla bocca. Vi vedo fare
EWWWWW ma vi garantisco che dopo queste due operazioni hai una
libertà di respiro che ti sembra di avere due polmoni da apneista in
aria di alta montagna! E a libertà di respiro corrisponde chiarezza
di pensieri. La meditazione non va. Il felino non ruggisce più ma
alternativamente canta canzoni stupide solo per farmi indispettire o
si siede zitto e mi da le spalle, è maleducatissimo. Nelle lezioni
di ayurveda il medico ci ha fatto l'analisi costituzionale, basate
sul principio che in ciascuno di noi si trovano 5 elementi: fuoco,
aria, spazio, acqua e terra. Io sono risultata fatta di fuoco e aria.
La mia meditazione è in movimento e questa è la ragione per cui mi
trovo così a casa nell'ashtanga yoga, movimento unito al respiro che
fa da collegamento tra corpo e mente, così si che riesco a
concentrarmi ed estraniarmi. Dammi quindici ponti, un'ora di pratica
a quaranta gradi e un catetere da infilarmi nel naso e va benissimo,
ma seduta per mezz'ora a occhi chiusi impazzisco. Chakra, è una
parola che fino a qualche settimana fa mi dava l'orticaria.
Unicamente perchè quello che avevo sentito fino a quel momento era
circondato da un'aura new age senza sostanza, qui finalmente riesco a
dare un senso alla parola, senso sia logico che empirico. Sono punti
nevralgici di energia, incontro di 'nadi', le vene e i capillari
attraverso i quali scorre la nostra energia vitale, e corrispondono
alle principali ghiandole endocrine. I chakra sono infatti le
ghiandole endocrine del nostro corpo immateriale e ciascuno presiede
a determinate caratteristiche di personalità. Come le ghiandole
endocrine possono funzionare male, in eccesso o in difetto,
determinando degli squilibri nel nostro carattere e nella nostra
vita. Possono essere riequilibrati dalle posture di yoga, delle quali
ciascuna va ad agire in modo diverso su questi punti nevralgici. Su
sette, quattro mi funzionano benissimo, due in difetto e uno non è
pervenuto. E' incredibile come abbia constatato che le cose che non
vanno bene in me siano precisamente riconducibili a quei due chakra
pigri, così come le posture che mi costano di più, le più
faticose, quelle che quando stanno per arrivare nella sequenza mi
dico 'NO, che strazio!' siano proprio quelle indicate per stimolarli.
Il silenzio del giovedì pesa, arriviamo a sera di malumore anche se
basta poco per tirare fuori una risata. John: 'Pensavo oggi che fino
ad ora ho avuto al massimo una donna per volta che non mi parlasse,
adesso ne ho trenta!' Il clima con i compagni è bello, ma su trenta
il gruppo per quanto mi riguarda è diviso in tre: le persone con cui
mi trovo bene, quelli che ci fossero o meno non cambierebbe niente e
quelli con i quali si starebbe meglio se non ci fossero. Non grandi
cose, semplicemente sensibilità diverse, attenzione per il prossimo,
piccole cose che però nella vita in comune hanno un peso. Ci sono
'Le bionde', nordiche, tutte uguali, sempre zitte, vanno per la loro
strada e non guardano nessuno in faccia. Per un po' pensavo fossero
la stessa persona e me la ritrovavo sempre tra i piedi, a sgomitare
al rubinetto del tè chai, allo scaffale dove mettiamo le borse nella
shala, di fronte al mucchio dei tappetini, dovunque mi girassi c'era
una bionda che mi rallentava. Ho impiegato una settimana a capire
che fossero sei, come si chiamino ancora non lo so. Anche gli amici
sono sempre tra i piedi, per fortuna. La domenica a qualunque ora del
giorno trovi qualcuno al Cafè Kathmandu, per mangiare qualcosa ma
anche per studiare. Ci sistemiamo sui cuscini per terra nella casa
sull'albero e riempiamo i tavolini dei nostri libri e appunti. Stiamo
lavorando alle relazioni finali e c'è tanto da scrivere. Ci sono
prese per i computers e Wifi che funziona a tratti. Arriviamo
indipendenti, ciascuno secondo i propri orari, e poco per volta i
nostri bicchieri di mango lassi, chai e insalate di frutta finiscono
di riempire lo spazio lasciato dai libri. Prima o poi ci ritroviamo
tutti lì e con il buio i fili di luci colorate si accendono e John e
Adam tirano fuori chitarre e strumenti vari la cui collezione aumenta
ogni volta che vanno a fare un giro nel villaggio. Dopo un po' anche
i ragazzi che gestiscono il locale si uniscono a noi e diventa una
vera e propria festa. Credo che il TT di Novembre lascerà un vuoto
importante al Kathmandù :-)
mercoledì 19 novembre 2014
sabato 15 novembre 2014
Pioggia
E alla fine le lacrime sono arrivate
insieme alla pioggia. La mattina avevamo fatto un lavoro di apertura
delle anche, sollecitando i bicipiti femorali nei quali secondo
l'ayurveda, nel corso degli anni si accumula la rabbia. Lalit ci
aveva avvertiti che probabilmente avremmo provato degli sbalzi d'
umore, dicendoci anche, se fosse successo ,di mantenere la calma e
aspettare che passasse. Sono entrata nella shala per la pratica
serale del giovedì, dopo aver passato la giornata in silenzio
totale. Sentivo il cuore appesantito da un sentimento di rabbia senza
un motivo preciso. Mi sono sistemata sul tappetino, con lo sguardo
basso ho ricopiato gli spunti scritti sulla lavagna per la lezione di
allineamenti e aggiustamenti che stavamo per cominciare. Non riuscivo
a guardare in faccia nessuno, Lalit meno di tutti. Sentivo che mi
osservava, sapevo che avvertiva che qualcosa in me non andasse e
percepivo la sua preoccupazione. Ma non c'era niente che potessi
fare, la rabbia era sempre lì. Dopo aver aperto la lezione con il
mantra come al solito, anzi che procedere con quanto era scritto
sulla lavagna ci ha detto di chiudere gli occhi e ha guidato una
sequenza lenta, più simile ad una lezione di hata che di ashtanga,
in cui abbiamo fatto meno posture, facilitate anzi che chiuse fino in
fondo, e tenute più a lungo. L'asciugamano questa volta anzi che per
il sudore mi è servito per asciugare le lacrime che per tutta la
sequenza mi scendevano dagli occhi chiusi. Durante il rilassamento
finale, quando ormai ero vuota e decisamente più in controllo, ha
cominciato a piovere, la prima volta in due settimane. Le gocce
picchettavano sul tetto della shala che con l'acqua rilasciava un
penetrante profumo di legno, il sole era finalmente scomparso per un
po' e la temperatura decisamente più fresca. La sera a cena era
tutto passato. Lalit mi ha messo una mano sulla spalla e senza parole
ci siamo riconciliati. C'è uno scambio di energie che non ha bisogno
di parole. E' così con un maestro di yoga, a parità di competenze
ciascun allievo sceglie il proprio in base a qualcosa che va al di là
della tecnica e anche della personalità. E' una questione di
energia, ciascuno ha la propria che si accompagna più o meno bene a
quella di un altro. La mattina dopo, mentre la classe finiva la
sequenza di vinyasa flow Mysore style mi si è avvicinato e mi ha
detto 'Adesso mi fai quindici archi, tre cammelli per scaldarti e il
resto alla spalliera di bambù.' In parole profane vuol dire fare
docici ponti partendo da posizione eretta. Pensavo scherzasse, ma
Lalit non scherza mai in classe... Docici ponti con l'aiuto della
spalliera e il maestro vicino. Non credevo di avere le risorse o le
capacità per farlo, ma lui le ha viste in me e le ha tirate fuori.
La settimana si è chiusa con un test
su quello che abbiamo imparato fino ad ora. Prima di raggiungere gli
altri a festeggiare al Cafè Kathmandu, ormai nostro regolare punto
d'incontro, io e Lindsey siamo andate a farci sciogliere con un
massaggio. Un po' dappertutto nel villaggio ci sono posti che ne
offrono, capanne con i tetti di paglia e il pavimento di terra
battuta, in cui entri in un ambiente semibuio diviso da tende di vari
colori. Superata l'impressione da bordello dei bassi fondi di Saigon,
l'esperienza è bellissima. Un'ora e mezza in cui le mani esperte
delle massaggiatrici sciolgono i nodi, rimettendo insieme noi corpi
inerti di ashtanghisti smontati da una settimana di pratica dura.
Durante il massaggio la testa continuava come al solito a girare
comunque, ripassando la lezione di anatomia appena ascoltata seguendo
le mani della massaggiatrice che lavorava sul mio corpo: trapezio,
erector spinae, lumbosacral fascia... tensori, bicipiti femorali,
gastrocnemius! So much for 'Yoga chitta vrtti nirodhah', 'Lo yoga
interrompe i processi della mente', ma d'altra parte secondo
l'analisi del dottore di ayurveda sono fatta di fuoco e aria, neppure
un briciolo di terra ad ancorarmi, non ho speranze di rallentare, è
la mia natura. Oltre ad aver ripassato la lezione di anatomia il
massaggio ha avuto il suo effetto, sono uscita come nuova!
giovedì 13 novembre 2014
Yoga gives you psychic powers! (and they are not welcome)
Comincio a scrivere durante uno dei
tanti black-out. E' tradizione da qualche giorno che la luce manchi
quando sono sotto la doccia, magari mentre sto sciacquando la divisa
che avevo isaponato nel lavandino come mi aveva insegnato a fare mia
nonna. E quando manca la luce da queste parti è nero come la pece,
siamo in campagna dopotutto, nessun chiarore esterno che possa
filtrare dalla finestra. Per fortuna non dura molto e ho imparato a
tenere il computer sempre carico. Quando succede, accendo il pc e lo
uso come lampada da tavolo. Capitano cose strane quando metti insieme
trentacique persone in un ashram in India. Lunedì parte della
meditazione consisteva nel visualizzare una persona con cui abbiamo o
abbiamo avuto un conflitto, che ci ha fatto stare male, e inviarle
energia positiva. Le mie compagne, ovviamente molto più evolute di
me, hanno tutte avuto un messaggio da quella persona il giorno dopo.
Per me niente da fare, la belva felina che vive nella mia testa e mi
impedisce di meditare, ha evidentemente intercettato l'energia
positiva e le ha impedito di raggiungere la mia visualizzazione. In
compenso però, nella notte tra domenica e lunedì ho sognato di aver
dimenticato l'orologio nel patio della zona dove si mangia. Nel sogno
sapevo che era notte fonda, ma decidevo comunque di andare a
riprendermelo. Quando ho tentato di alzarmi dal letto qualcosa me lo
ha impedito, tenendomi le spalle incollate al materasso. Mi sono
svegliata con una inquietante sensazione di costrizione, come se ci
fosse qualcuno sopra di me. Ho ripreso coscienza libera dal peso, ma
con il cuore che batteva a mille. Non era una presenza minacciosa,
piuttosto protettiva, come volesse impedirmi di fare qualcosa di
pericoloso. La mattina dopo, il mio orologio si era fermato all'una e
venti del mattino. E non ha più ripreso a camminare. La stessa
notte, anche l'orologio di Klara si è fermato senza motivo. Jean,
nella camera affianco è saltata a sedere sul letto convinta di aver
visto... un grosso felino vicino alla porta della sua camera! Pare
che il gattone abbia trovato il modo di uscire dalla mia testa e si
stia divertendo a movimentare i nostri sonni. Se la mediatzione fa
uscire poteri psichici con cui non sono sicura di voler avere a che
fare, la pratica degli asana si fa ogni giorno più intensa. Lalit
dice che stiamo ancora 'camminando' ma dalla settimana prossima
cominceremo a correre. Sequenze dinamiche di vinyasa flow, integrate
con l'uso di supporti per costruire correttamente gli allineamenti e
allungare e rafforzare il corpo, come nel metodo Iyengar. Sebbene la
certificazione sia in ashtanga, uno dei nostri libri di testo è
'Light on Yoga', un pilastro del maestro BKS Iyengar. A dimostrazione
una volta di più che in India le differenze tra i vari stili non
sono rigide come in Occidente, yoga è quello che conta, il fine
comune, non il mezzo con cui ci arrivi. Oggi, mentre la classe
cominciava a praticare la sequenza che abbiamo costruito la settimana
scorsa, Mysore style, ciascuno per conto suo e secondo i propri
limiti, Lalit si è avvicinato e mi ha detto 'Tu oggi la prima serie
di ashtanga la fai tutta.' E così è stato. Trentotto gradi, umidità
altissima, due ore di pratica intensa al ritmo del mio respiro.
Quando ho finito sembravo uscita dalla doccia. La sequenza, fatta
completa per la prima volta dopo un paio di settimane, ha smosso
tanta energia e per il resto della mattinata ho dovuto muovermi molto
lentamente. Ci sono giorni in cui ci chiediamo come faremo a
continuare a questi ritmi. Momenti in cui non credi di avere
abbastanza risorse per finire la giornata, ma proprio quando stiamo
per cedere ci annunciano che la mattina dopo possiamo fare pranayama
e meditazione per conto nostro o, se ne abbiamo bisogno, dormire un
po' più a lungo. E così ci regalano un'ora di sonno in più.
Oppure, quando ci vedono molto stanchi, anzi che massacrarci con
l'ultima pratica serale, decidono di insegnarci un massaggio da
proporre al momento del rilassamento. Che ovviamente per imparare
pratichiamo tra di noi usando i compagni come cavie. Ci portano al
limite, sia fisico che emotivo, ma mai oltre. Dopo cena, tornando con
Klara verso casa, fuse dopo due ore di studio a due in cui abbiamo
iniziato la tesi che dovremo presentare l'ultima settimana, su asana
e relativi allineamenti, aggiustamenti, indicazioni terapeutiche,
controindicazioni, anatomia e chackras stimolati, abbiamo sentito una
chitarra e una voce maschile, calda e perfettamente intonata,
provenire dal gazebo vicino alla shala. Ci siamo guardate con un WOW
negli occhi: Radiohead, Pearl Jam, Jeff Buckley, una boccata d'aria
leggera rispetto al fumo dei mantra che, denso come l'incenso, ci
piaccia o meno, annebbia la testa giorno e notte. E' stato come se
questa volta fosse l'Universo a sostenerci in un momentro di
debolezza. Dopo aver ascoltato nell'ombra per un po', ci siamo
avvicinate. John, irlandese di Ennis, istruttore di fitness,
viaggiatore cronico e chiaramente musicista talentuoso, si teneva
compagnia, forse in uno di quei momenti di malinconia che a turno
nelle ultime settimane hanno preso tutti quanti. 'Possiamo essere il
tuo pubblico?' Ci ha accolte con un sorriso e così ci siamo
accomodate sui cuscini per terra, grate per quel momento di normalità
in una giornata satura di termini in sanscrito e nozioni tecniche.
Abbiamo passato una bellissima ora insieme, con la luna rossa bassa
all'orizzonte e intorno il silenzio della notte. Domani mantras,
pranayama, meditazione, pratica personale, ayurveda, filosofia,
allineamenti e ancora asana, in silenzio totale. La voce di John e la
musica che ha condiviso con noi come ultima cosa prima di andare a
dormire, ci terranno compagnia fino all'ora di cena, quando
finalmente potremo nuovamente parlare.
domenica 9 novembre 2014
Day off!
Sopravvissuta la prima settimana di
training, terminata con un seminario su archi e piegamenti
all'indietro che ha dato molta soddisfazione dal punto di vista
fisico ma ha scatenato tante emozioni nascoste. Insomma, un finale
col botto che ci ha lasciati tutti molto provati. La domenica è
arrivata come un regalo inaspettato, regimentati come siamo nella
routine dell'allenamento fisico e mentale non vediamo più in là
della prossima classe. L'idea di tutta una giornata libera ci ha
colpiti solo il sabato sera a cena dove ci siamo ritrovati stanchi,
ma di quella stanchezza bella che viene dopo il lavoro duro, e un po'
euforici all'idea di poter dormire senza sveglia e con tutta la
giornata libera davanti. Alle 7,30 mi sono svegliata con la luce che
entrava dalle tende semiaperte, recitando la sequenza del saluto al
sole in testa. Mi sono girata dall'altra parte e a occhi chiusi ho
lasciato che la mia mente ripassasse i comandi in inglese visto che
martedì avremo una prima verifica. La testa è passata a
'English-only mode', l'italiano lo uso solo per scrivere qui e
comunicare con whatsapp. Ho cominciato la giornata in solitario con
una nuotata in piscina e dopo colazione sono uscita con i compagni a
fare un giro per Mandrem. Il traffico è abbastanza caotico anche se siamo in campagna, macchine e motorini strombazzano appena vedono qualcuno che cammina sulla strada per avvisarlo di togliersi di mezzo. A quel punto hai la scelta tra rischiare che la macchina ti metta sotto e la cunetta, dove spesso trovi i serpenti. Tra le due scelgo sempre la strada, almeno la macchina hai qualche possibilità che ti manchi. Arrivati sulla spiaggia, ci siamo sistemati
all'ombra e passato la giornata stesi a riposare e ripassare. Il
gruppo è molto misto, sia per età anagrafica che per provenienza.
La situazione in cui ci troviamo permette all'essenza di ciascuno di
venire fuori in modo chiaro e pulito, senza difese e condizionamenti.
Per questo motivo le amicizie, le affinità sono sincere,
similitudini di anime che vanno al di là delle differenze esteriori.
Una delle ragazze a cui mi sento più vicina è Pema, irlandese con
nome tibetano, ha solo sette anni più di mia figlia e ventidue meno
di me. Se penso a come ero io alla sua età, non riesco proprio a
relazionare la Letizia di allora con questa straordinaria ragazza
conosciuta una settimana fa. E' in India da quasi un anno, da sola, e
la sta girando da nord a sud. Ha una maturità, coraggio, forza di
volontà, stamina, sensibilità che vanno ben oltre i suoi ventidue
anni. Lei forse cercava una mamma, io una figlia, e ci siamo trovate
per coincidenza compagne di casa. Come lei Lindsey, ventun anni,
viene da una cittadina minuscola del Colorado nel cuore della 'Bible
Belt', dove a un certo punto si è detta che la sua vita stava
andando su binari che passivamente l'avrebbero portata alla laurea e
al matrimonio, come quelli di tutte le sue amiche, ma lei non è
sicura che sia abbastanza. Con il supporto dei genitori ha preso un
anno di pausa, ha viaggiato in Europa e in Asia ed è approdata qui
insieme alla mamma che l'aveva raggiunta per un periodo in India.
Dopo averla vista sistemata in 'Room 4', affianco alla mia camera, la
mamma è ripartita. Il RYS 200 è la fine del suo viaggio, dopo il
quale tornerà a casa. Clara, giramondo della Repubblica Ceca dalla
quale manca da più di otto anni (credo sia vicino ai trenta).
Insieme al fidanzato hanno vissuto in Nuova Zelanda, Sud Est Asiatico
e Irlanda, prendendo lavori occasionali che sono durati il tempo
necessario per godersi la vita nel posto che al momento avevano
voglia di esplorare. Lui la raggiungerà alla fine del corso e hanno
intenzione di girare per l'India per qualche mese, aspettando
ispirazione per dove andare prossimamente. Adam dall'Idaho,
batterista di professione che negli ultimi anni ha girato per tutti
gli States in tour con vari gruppi. E'qui per cambiare carriera
anche se non è convinto che l'ashtanga sia la sua strada nello yoga
e probabilmente andrà oltre. Jean, irlandese, sposina di fresco sta
per trasferirsi in Germania con il marito ufficiale dell'esercito
britannico. Ha lasciato il lavoro per seguirlo e deciso di trasformare
la sua solida pratica yoga in un'opportunità per un nuovo inizio in
un paese straniero. La giornata è passata veloce tra chiacchiere e
un'acqua di cocco direttamente dalla noce, un tuffo nel Mar Arabico e
un curry nel chiosco sulla spiaggia. Domani si ricomincia, speriamo
che il mio demone felino non la prenda troppo male. PS: La valigia è
arrivata, come diceva Mr Smiss in un momento in cui non ci pensavo
proprio più. Come pensavo, non c'è nulla di indispensabile dentro.
In particolare, un paio di sandali che non ho neppure tirato fuori,
continuo benissimo a girare con le Havaianas che si sono fatte tutta
la Campagna d'Australia e sicuramente finiranno tutta la Campagna
d'India.
venerdì 7 novembre 2014
Giornata da Apprendista
Sveglia alle 5,45 per essere nella shala alle 6,15. Usciamo dalle case che è ancora buio, in quel momento poco prima dell'alba quando la notte è meno nera e comicia a sentirsi il canto del gallo. L'aria è fresca, l'unico momento della giornata in cui non sudi. E' bellissimo essere fuori dopo la notte passata al caldo nonostante il ventilatore: in camera è vietato aprire le finestre perchè con l'aria della notte non sai mai cos'altro possa entrare. In silenzio raggiungiamo la shala, la sala dove tutto si svolge, la nostra scuola, costituita da un tetto di paglia tenuto su da pali di legno, con il pavimento di stuoia, circondata da una zanzariera ma niente pareti. La prima classe è sempre pranayama, seguito dal canto dei mantra, seguito da meditazione. La parte dello yoga in cui sono più ignorante. Il pranayama si impara, i mantra anche, alcuni sono proprio belli da sentire e da cantare, ti fanno vibrare dentro qualcosa mettendoti il sorriso sulle labbra e ti lasciano in pace con il mondo. A meditare no. Almeno per me non c'è verso. Conosco la teoria, seduti in posizione comoda, con la schiena eretta, a stomaco vuoto, possibilmente alla stessa ora e nello stesso posto tutti i giorni. Centrarsi, ascoltarsi e imparare a comunicare con il proprio 'io universale' che diventa la tua guida e che poco per volta comincerai a sentire vicino non solo in meditazione, ma anche nella vita di tutti i giorni. Il mio universale è un demone, del tipo felino credo, che non vuole saperne di farsi domare. Arrivo nella shala fresca di doccia, contenta di essere in un ambiente così bello, l'incenso che brucia, molti dei compagni già seduti, con sharong di colori diversi buttati sulle spalle per proteggersi dall'aria del mattino. E' una visione che scalda il cuore, che ispira gioia e pace: la giungla appena oltre la zanzariera, la sala piena di statue avvolte in scialli di tanti colori accesi. Il mio posto è davanti alla foto di Lalit insieme a Sharat. Mi sistemo con i miei cuscini, nessun problema a stare seduta nella stessa posizione per un'ora, dopotutto è a questo che gli asana ci preparano. Apparentemente, dal di fuori, sono una statua serena, avvolta da un'aura arancione. Ti dicono di non preoccuparti se mentre cerchi di svuotare la mente pensieri di ogni tipo vanno e vengono, di osservarli ma di non trattenerli, che pian piano la mente impara a lasciar andare. A me non viene nessun pensiero, nessuna distrazione, nella mia testa c'è una creatura che percepisco come un grosso gatto, che però parla (sento le voci?!), e non ne vuole sapere di meditare. Io cerco di dirgli con le buone di cooperare perchè è una situazione in cui sto bene e vorrei godermela fino alla fine, ma lui, credo sia un lui, si ribella in modo violento. Dopo un po' è come essere nell'arena contro un leone, io con la frusta e lui con le unghie. Il primo giorno mi sembrava di avere un esorcismo in atto dentro il cervello. Sapevo di essere indietro su questo 'arto' dell'ashtanga, ma non avevo idea di quanto. Dopo la meditazione prendiamo un tè, in silenzio, e alle 8, sempre in silenzio cominciamo la pratica. Per chi sa di cosa sto parlando: facciamo due pratiche da due ore, tutti i giorni, una dalle 8 alle 10 e un'altra dalle 16,30 alle 18,30.... Per gli altri, fidatevi, è massacrante. Non stiamo facendo ancora tutta la serie, come Lalit ama ripeteci 'Vi sto aprendo lentamente ma sistematicamente. E tu non preoccupati se non riesci ancora a toccarti le dita dei piedi, quello è lavoro mio, preoccupati piuttosto di fare quello che ti si dice!' Promette che alla fine del mese ci avrà trasformati in 'yogi volanti.' Dopo la pratica finalmente possiamo parlare e fare colazione, enorme a quel punto! Frutta, cereali, un riso salato e speziato con noci e frutta secca di vario tipo, pane, tè, caffè. Fino all'ora di pranzo abbiamo altre lezioni di materie che variano a seconda del giorno: anatomia, filosofia, ayurveda, classroom management. Poi pausa pranzo in cui normalmente si va a fare il bucato, e il pomeriggio si ricomincia alle 3 con Chackras, Kriyas, Mudras, Tecniche di Pranayama, Allineamenti, Aggiustamenti, per poi finire con le ultime due ore di pratica. Tutte le lezioni si svolgono seduti sul pavimento, con cuscini e mattoncini come supporti, ma senza mai appoggiare la schiena. Possiamo cambiare posizione, fare stretching nei momenti di pausa, ma vietato sdraiarsi o distendere le gambe in modo che la pianta dei piedi sia rivolta agli insegnanti, estremamente maleducato. Al terzo giorno la schiena fa male a tutti. Non perchè ci sia qualcosa che non vada ma semplicemente perchè stiamo attivando muscoli che normalmente non usiamo. Tutto parte dell'allenamento credo. Stai dritto e rafforzi la schiena, fai stretching quando ti fa male e la sciogli. Alla fine del mese avremo una forza e una mobilità che ci permetteranno di fare bellissimi equilibri sulle mani e piegamenti all'indietro. E' molto pesante.Viviamo nella shala, la sera riusciamo a malapena a farci la doccia e mangiare, OK, controllare Facebook forse. Ci chiudiamo in camera molto presto, con i comptiti da fare e l'esame da preparare. Quando si vivono situazioni così intense, è facile che emozioni inaspettate prendano il sopravvento. Questa mattina una compagna è scappata in mezzo alla pratica in singhiozzi. Mi chiedo quando arriverà il mio punto di rottura. Ho visto che il mio momento più fragile è all'inizio della classe delle 11, indipendentemente dalla materia, e domani abbiamo chackras. Succedono sempre cose strane quando si vanno a toccare certi punti. Vediamo che succede.
mercoledì 5 novembre 2014
Cose che impari
... e che non necessariamente erano
parte del programma. Fine del secondo giorno in India, il primo di
adattamento, il secondo di corso. Ieri, tornata a casa dopo la mia
passeggiata sulla spiaggia finalmente un po' di movimento. Gli yogi
sono arrivati poco alla volta nell'arco di 24 ore, donne e uomini di
varie età e nazionalità. Le case sono cinque, in ciascuna cinque
stanze con bagno, occupate singolarmente o a due, tre e quattro.
Ciascuno ha la chiave della propria stanza, ma la mattina la porta
deve essere lasciata aperta per le pulizie, la porta d'ingresso alla
casa è sempre aperta, giorno e notte, non ci sono chiavi. Si
lasciano scarpe e ciabatte davanti alla porta d'ingresso e in casa si
gira scalzi, sempre. Siamo in un'area privata recintata, ma non
conosco altro posto dove si possa fare una cosa del genere. Senza
contare che diversi cani, gatti e sicuramente anche qualche mucca a
giudicare dalle dimensioni di quello che lasciano per strada,
circolano liberamente. Con le compagne di casa sono stata fortunata,
siamo subito entrate in sintonia e dopo aver passato il pomeriggio a
chiacchierare di fronte a un chai, la sera siamo uscite per un curry
nel villaggio. Cafè Katmandhu è dove abbiamo condiviso il nostro
primo vero pasto: Italia, Stati Uniti, Irlanda e Repubblica Ceca,
sedute per terra su stuoie di paglia intorno a un tavolino basso,
unite da un korma rigorosamente vegetariano. Della valigia ancora
nessuna notizia. Il mio kit di sopravviveza da bagaglio a mano che da
brava cagliaritana ho avuto l'accortezza di organizzare, (perdere la
valigia durante uno scalo a Fiumicino è una cosatnte per noi sardi),
tiene bene. Mi chiedo infatti che cosa ci fosse di indispensabile
nella valigia e se a questo punto avessi fatto meglio a lasciare a
casa. Sicuramente avrei vita più comoda, ma c'era dentro qualcosa di
indispensabile? Assolutamente no. Conclusione, avrei potuto benissimo
partire per un mese in India con un solo bagaglio a mano. E magari
sarà così alla fine. Quello che ancora brucia è che la valigia era
nuova, e bella, lasciarla andare mi verebbe un po' difficile.
Evidentemente il non-attaccamento non è ancora sufficientemente
sviluppato! Fiducia nel Prossimo, Essenzialità, Non-Attaccamento....
Pazienza. Che non sia il mio forte lo so da molto e sto cercando di
lavorarci, ma esercitare la pazienza mi costa ancora parecchio. Prima
di partire mi sono detta più volte che in questo viaggio ne avrò
bisogno, pazienza con me stessa, con gli altri e con il mondo. Se un
volo non è stato ancora chiamato non vuol dire che sia stato
cancellato, se Maeve non risponde al mio messaggio non vuol dire che
si sia dimenticata della mia richiesta. Arrivata qui ho imparato
subito di essere nel posto giusto per lavorare su questa qualità. Se
la valigia non arriva, pazienza, aspetti che prima o poi compaia con
uno dei prossimi voli. Se internet è disponibile solo nel posto dove
si mangia, pazienza, vuol dire che controllerai la mail solo una
volta al giorno (gli altri due pasti devono dividersi tra Whatsap e
Facebook). Se la rete manca improvvisamente mentre stai cercando di
pubblicare un post, ti alzi e vai a fare due chiacchiere con Simon,
lo chef, e aspetti che magicamente ritorni. Se la corrente, che
misteriosamente sparisce per diverse mezz'orette al giorno, viene a
mancare nel mezzo della notte e cominci a sudare perchè il
ventilatore non funziona più, pazienza, aspetti che torni. Se il
signore nel negozietto deve fare il conto a tre clienti prima di te,
a mano su un pezzo di carta con riporto e decimali, A-S-P-E-T-T-I! E
se non succede in questa vita c'è sempre la prossima. Da domani
dovrò imparare un'altra cosa, il silenzio. Dal risveglio alle 5,45
fino alla pausa delle 11 non si parla e nessun contatto visivo. E
niente internet! Sono curiosa di vedere come andrà. Oggi ho imparato
che tutti i giovedì il silenzio, sia fisico che virtuale, sarà per
tutto il giorno, o almeno dal risveglio fino alla fine delle 12 ore
di corso. Lalit mi ha detto 'Tranquilla, solo 27 giorni e torniamo in
Italia! Praticamente è già finito!'
lunedì 3 novembre 2014
... e poi ti svegli e vedi questo
La verità? Ieri notte pensavo di voler
morire piuttosto che passare un mese qui. Partita da Cagliari
con il primo aereo, non so per quale motivo l'aeroporto insolitamente pieno, ai controlli di sicurezza si sono accavallati
diversi voli e mentre il mio per Roma stava imbarcando io ero
ancora in fondo alla fila. Mi sono messa tra due signori
nordafricani, costruiti come armadi, che tra le proteste generali
chiedevano di passare prima perchè rischiavamo di rimanere a terra. Il primo
faceva strada, io seguivo e quando necessario spiegavo il motivo
della nostra maleducazione, il terzo mi spingeva 'Yalla Yalla
Madam!' Il mio vocabolario arabo è costituito da 4 parole e questa è una, 'su su, andiamo,' 'Aiò' alla sarda. All'imbarco per
Doha a Fiumicino improvvisamente il tutto è diventato molto
straniero e mi sono trovata in minoranza, bianca e femminile. Arrivata a Doha mi sono sentita quasi alla fine del
viaggio (HA!), un po'più rilassata ho cominciato a fare conversazione con un
gruppo di signore indiane che tornavano da un pellegrinaggio in Terra
Santa. Quando hanno sentito che andavo in India per imparare yoga mi
hanno detto che gli indiani non hanno tempo per lo yoga e che avrei
fatto meglio a impararlo da un video anzi che farmi tutto quel
viaggio da sola. Molto preoccupate per il fatto che fossi sola si offerte 'hai bisogno di aiuto?'
Sono finalmente arrivata a Goa alle 2
del mattino... io sono arrivata, la mia valigia no. Dopo un'altra ora
passata a sbrigare le formalità del bagaglio perso, subito fuori
dagli arrivi ho trovato Stanley, il mio tassista. Niente avrebbe potuto prepararmi per quello che ho provato l'ora successiva. Appena fuori dall'aeroporto la macchina si è infilata in una strada di campagna e per l'ora successiva abbiamo attraversato villaggi con strade sterrate, pezzi di giungla, altri villaggi di capanne che non si capiva per quale miracolo stessero in piedi ma addobbate con luci e lanterne colorate. Mucche sdraiate per strada, che ruminavano sul ciglio, che senza fretta passeggiavano nel mezzo della carreggiata, cani e gatti dappertutto. Occasionalmente incrociavamo una macchina ma per la maggior parte i villaggi sembravano deserti. Giusto quando cominciavo a dirmi che se al mio autista fosse saltato in mente di farmi sparire per sempre avrebbe avuto vita facile, ho cominciato a leggere il nome del villaggio e dell'area in cui eravamo diretti. Arrivati a destinazione, sono passata in consegna al custode che mi ha dato una lettera di Maeve, la direttrice, la quale mi informava che ero la prima ad arrivare e per quella notte avrei avuto la casa tutta per me. In camera, raramente in vita mia mi sono sentita così sola, di notte in un posto completamente alieno, con un silenzio intorno che neppure la campagna irlandese mi aveva mai prima regalato. Sdraiandomi nel letto mi sono detta 'un mese così non ce la farai mai.' Con la luce del giorno è tornato anche un po' di coraggio, ho trovato Maeve che come una mamma mi ha presa sotto l'ala ma poi mi ha messo in mano una mappa del villaggio e mi ha detto di andare a comprarmi quello che mi serviva per i prossimi giorni 'Stai tranquilla, è più sicuro che a casa'. Cinque minuti a piedi di strada sterrata in mezzo alla giungla, (non girerai mica da sola quando sei lì?!), mi hanno portato a Mandrem e dopo vari negozietti con la merce sulla strada e bancarelle di signore in sari che salutavano e dicevano buongiorno, ho trovato lo stagno con i fiori di loto. D'ora che sono arrivata al supermercato il mio umore era decisamente più luminoso. Ho comprato quello che mi serviva, incluso un tappetino da yoga, bevuto un'acqua di cocco dalla noce aperta direttamente dal venditore e passeggiando sono arrivata alla spiaggia
Sulla via del ritorno due cinghiali mi hanno attraversato la strada pascolando allegramente tra gli scarti dei venditori di frutta e verdura. Non ci vuole poi tanto per essere contenti da queste parti. la valigia arriverà.
Sulla via del ritorno due cinghiali mi hanno attraversato la strada pascolando allegramente tra gli scarti dei venditori di frutta e verdura. Non ci vuole poi tanto per essere contenti da queste parti. la valigia arriverà.
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