Seduti ad un tavolo di Pizza Hut (ebbene si, abbiamo nuovamente ceduto al richiamo dell' Occidente), facciamo ora prima di prendere il treno che ci portera' a Xi'an. Abbiamo passato la giornata tra La Citta' Proibita e il tempio di Yonge Gong dove Sara e' rimasta affascinata dal Buddha. Tra le mie due figlie e' decisamente lei la piu' religiosa, Nina passata la comunione si dichiara agnostica. Le osservavo tutte e due guardare incantate le statue dorate con offerte di fiori e frutta davanti e i fedeli che bruciavano incenso durante la preghiera, ho capito come per la prima volta comprendessero veramente quello che piu' volte abbiamo cercato di spiegare loro: che diverse persone credono in cose diverse ma non per questo meno valide e che al mondo c'e' posto per tutti.
Pechino ci e' piaciuta moltissimo, ma e' ora di lasciarla. Anche se in transito, seduta al tavolo di un locale pubblico come unico punto fisso, mi sento stranamente a casa. Credo che per gli altri sia lo stesso, Brendan legge e le bambine disegnano, nessuno sembra essere particolarmente turbato dalla precarieta' della situazione. Molto presto all'inizio di questa esperienza stiamo imparando come il sentirsi a casa sia piu' che altro uno stato mentale e non abbia molto a che fare con un luogo specifico. Sentirsi a casa nella propria testa, e' quello che conta, allora ci si accorge che non si ha bisogno di molto altro.
venerdì 4 gennaio 2008
mercoledì 2 gennaio 2008
Cucina Cinese
Dopo il primo giorno mi ero rassegnata ad una dieta di riso bollito e te' verde per le prossime tre settimane. Cercando di addolcire lo shock culturale alle figlie abbiamo stupidamente cercato di mangiare all'occidentale con successo a mala pena mediocre. Dopo la prima cena e' stato chiaro che non era possibile continuare con sapori vagamente europei, altamente improbabili e chiaramente dannosi al fegato. Non ci e' rimasto altro che buttarci sulla cucina cinese. Due giorni dopo siamo tutti convertiti. Completamente diversa da quella che ci propinano in Europa, qui e' molto piu' sana, senza quel sapore di MSG da fast food. Sotto ho messo una delle mie colazioni preferite negli ultimi giorni: spring rolls, bauze (palline di riso a vapore con ripieno di compote di frutta), frittella e tortina di crema.
La mia conversione alla nuova cultura e' andata anche oltre. Nonostante i vari chili di medicine che mi sono portata dietro, ho avuto bisogno di una farmacia. Trovarla e' stata gia' un'avventura: ci siamo dovuti addentrare a Quianmen (una specie di Chinatown se non e' un controsenso!), decisamente al di fuori dei siti turistici, dove per la prima volta abbiamo avuto conferma del fatto che i cinesi scatarrano e sputano per terra di continuo. La cosa e' stata recentemente messa fuori legge in vista delle Olimpiadi per non inorridire gli occidentali. Nelle zone piu' turistiche dove le multe vengono applicate funziona, ma appena ci si allontana da quelle la gente ritorna alle vecchie abitudini. La farmacia era in un grande magazzino che sembrava uscito dalla Russia stalinista, con due commesse vestite come crocerossine della Grande Guerra. Ho spiegato all'unica che avesse qualche parola d'inglese che problema avessi e mi ha chiesto: "Vuoi una medicina cinese o occidentale?"
L'ho guardata come se stesse scherzando poi lo spirito di avventura (o la disperazione) ha preso il sopravvento: "Non mi interessa, qualunque cosa funzioni." Ha scritto un paio di caratteri su un foglietto e mi ha mandata ad un altro bancone dove mi hanno dato una scatola di medicine uguale alle nostre, ma tutta in cinese. Quando ho visto che non c'era modo di capire che cosa mi stessi mettendo in corpo sono tornata dalla crocerossina e le ho chiesto che cosa ci fosse nelle pastiglie: "Antibiotico? Antinfiammatorio?"
Mi ha guardata perplessa senza rispondere. "Erbe?"
"Si, erbe cinesi." Mi e' bastato, in quel momento se fosse stato cianuro l'avrei provato lo stesso. Tre giorni dopo il problema e' risolto, qualunque cosa ci fosse ha funzionato.

Dopo la Grande Muraglia abbiamo visto il Tempio del Paradiso e la Residenza Estiva. Bei posti, architettura meravigliosa, ma come al solito e' piu' la gente che mi incuriosice. Il parco intorno al Tempio del Paradiso per esempio era pieno di gente che faceva Taichi, lezione di waltzer all'aperto, alcuni cantavano in gruppo, altri semplicemente giocavano a carte, tutti a godersi il sole nonostante il freddo.
Ieri sera abbiamo incontrato Beiyen che ci ha portati in un ristorante a mangiare l'autentica anatra alla pechinese, arrosto e caramellata, tagliata a pezzetti e messa in tortillas di riso con salsa di prugne e verdura. L'unica a cui non e' piaciuta e' stata Sara che ancora affetta dal fuso si e' addormentata con la testa sul tavolo prima di cominciare a magiare.
La mia conversione alla nuova cultura e' andata anche oltre. Nonostante i vari chili di medicine che mi sono portata dietro, ho avuto bisogno di una farmacia. Trovarla e' stata gia' un'avventura: ci siamo dovuti addentrare a Quianmen (una specie di Chinatown se non e' un controsenso!), decisamente al di fuori dei siti turistici, dove per la prima volta abbiamo avuto conferma del fatto che i cinesi scatarrano e sputano per terra di continuo. La cosa e' stata recentemente messa fuori legge in vista delle Olimpiadi per non inorridire gli occidentali. Nelle zone piu' turistiche dove le multe vengono applicate funziona, ma appena ci si allontana da quelle la gente ritorna alle vecchie abitudini. La farmacia era in un grande magazzino che sembrava uscito dalla Russia stalinista, con due commesse vestite come crocerossine della Grande Guerra. Ho spiegato all'unica che avesse qualche parola d'inglese che problema avessi e mi ha chiesto: "Vuoi una medicina cinese o occidentale?"
L'ho guardata come se stesse scherzando poi lo spirito di avventura (o la disperazione) ha preso il sopravvento: "Non mi interessa, qualunque cosa funzioni." Ha scritto un paio di caratteri su un foglietto e mi ha mandata ad un altro bancone dove mi hanno dato una scatola di medicine uguale alle nostre, ma tutta in cinese. Quando ho visto che non c'era modo di capire che cosa mi stessi mettendo in corpo sono tornata dalla crocerossina e le ho chiesto che cosa ci fosse nelle pastiglie: "Antibiotico? Antinfiammatorio?"
Mi ha guardata perplessa senza rispondere. "Erbe?"
"Si, erbe cinesi." Mi e' bastato, in quel momento se fosse stato cianuro l'avrei provato lo stesso. Tre giorni dopo il problema e' risolto, qualunque cosa ci fosse ha funzionato.
Dopo la Grande Muraglia abbiamo visto il Tempio del Paradiso e la Residenza Estiva. Bei posti, architettura meravigliosa, ma come al solito e' piu' la gente che mi incuriosice. Il parco intorno al Tempio del Paradiso per esempio era pieno di gente che faceva Taichi, lezione di waltzer all'aperto, alcuni cantavano in gruppo, altri semplicemente giocavano a carte, tutti a godersi il sole nonostante il freddo.
Ieri sera abbiamo incontrato Beiyen che ci ha portati in un ristorante a mangiare l'autentica anatra alla pechinese, arrosto e caramellata, tagliata a pezzetti e messa in tortillas di riso con salsa di prugne e verdura. L'unica a cui non e' piaciuta e' stata Sara che ancora affetta dal fuso si e' addormentata con la testa sul tavolo prima di cominciare a magiare.
lunedì 31 dicembre 2007
Great Firewall
Solo per dire che anche se leggo tutti i commenti (grazie! Fanno sentire connessi al resto del mondo), al momento non posso rispondere: la censura mi impedisce di leggere il blog, ma non di scriverci.
domenica 30 dicembre 2007
Good Morning China!
Le 4 del mattino, finalmente la diamo vinta al jetlag e ci arrendiamo al meridiano di Grenwich: le bambine giocano coi Nintendoes nell'altra stanza, Brendan studia la guida e io faccio il primo post on the road. La Cina ci ha accolto a braccia aperte. Dopo 10 ore di aereo in semioscurità siamo atterrati a Beijing con un bellissimo sole, di quelli che in Irlanda non vedevamo da Settembre. Al controllo passaporti ci hanno fatti passare dritti,con grandi sorrisi. Sul banco davanti all'ufficiale di polizia abbiamo notato un pulsante da premere nel caso fossimo stati insoddisfatti della sua accoglienza. Le valigie sono arrivate prima di noi e poco dopo eravamo già nel taxi chiamato da uno dei dipendenti dell'aeroporto la cui funzione sembra essere quella di essere a disposizione per qualunque assistenza ai passeggeri.
Brendan ha passato brillantemente la prima prova di cinese chiacchierando con il tassista mentre io e le bambine ridevamo nei sedili di dietro. Arrivati in albergo abbiamo colonizzato la stanza aprendo gli zaini e tirando fuori libri, pantofole, computer e le cose che per i prossimi mesi vorranno dire casa. Sono proprio quelle cose che fanno la differenza tra una vacanza normale e quello che stiamo facendo, indispensabili per non sentirsi sempre in albergo, almeno mentalmente, ma difficili da trascinarsi per 4 continenti. Sto già pensando con impazienza al primo pacco da rispedire a casa.
Nonostante la stanchezza, per noi erano le 2 del mattino e nessuno ha dormito in aereo, siamo usciti a piedi e arrivati a Piazza Tienanmen. Molto presto ci siamo accorti di essere in molto pochi occidentali in giro. La gente ci guarda con estrema curiosità, soprattutto le bambine, e piú volte ci hanno fermato per fotografarci e farsi fotografare con noi. Nina: "Mi sembra di essere Avril Lavigne!" Arrivati alla piazza i venditori di souvenirs ci hanno assalito e per la seconda volta abbiamo avuto prova del cinese di Brendan: con la lingua ha anche acqiusito la capacità di contrattare senza la quale qui non si va avanti. Da lui abbiamo imparato le parole magiche per liberarci dei venditori. Quando nient'altro funziona, no, no thank you, I don't want it, basta dire: "Bu Yao!" con una certa autorità, e si dissolvono! Prima gelano, stanno zitti e poi spariscono. Mi assicura che non è maleducato, ma non sono convinta.
Il freddo era a quel punto troppo, la stanchezza pure e per ripararci ci siamo infilati in una stazione della metropolitana. A quel punto nessuno aveva voglia di riuscire al freddo e Brendan ha dato la prova finale della conoscenza della lingua: con la cartina del metrò sul muro, in cinese, è riuscito a riportarci in albergo, anche cambiando treno dopo due fermate! Inutile dire che eravamo gli unici occidentali in giro. Non so se riuscirò a sostenere la competizione quando sarà il mio turno in Sudamerica!
Brendan ha passato brillantemente la prima prova di cinese chiacchierando con il tassista mentre io e le bambine ridevamo nei sedili di dietro. Arrivati in albergo abbiamo colonizzato la stanza aprendo gli zaini e tirando fuori libri, pantofole, computer e le cose che per i prossimi mesi vorranno dire casa. Sono proprio quelle cose che fanno la differenza tra una vacanza normale e quello che stiamo facendo, indispensabili per non sentirsi sempre in albergo, almeno mentalmente, ma difficili da trascinarsi per 4 continenti. Sto già pensando con impazienza al primo pacco da rispedire a casa.
Nonostante la stanchezza, per noi erano le 2 del mattino e nessuno ha dormito in aereo, siamo usciti a piedi e arrivati a Piazza Tienanmen. Molto presto ci siamo accorti di essere in molto pochi occidentali in giro. La gente ci guarda con estrema curiosità, soprattutto le bambine, e piú volte ci hanno fermato per fotografarci e farsi fotografare con noi. Nina: "Mi sembra di essere Avril Lavigne!" Arrivati alla piazza i venditori di souvenirs ci hanno assalito e per la seconda volta abbiamo avuto prova del cinese di Brendan: con la lingua ha anche acqiusito la capacità di contrattare senza la quale qui non si va avanti. Da lui abbiamo imparato le parole magiche per liberarci dei venditori. Quando nient'altro funziona, no, no thank you, I don't want it, basta dire: "Bu Yao!" con una certa autorità, e si dissolvono! Prima gelano, stanno zitti e poi spariscono. Mi assicura che non è maleducato, ma non sono convinta.
Il freddo era a quel punto troppo, la stanchezza pure e per ripararci ci siamo infilati in una stazione della metropolitana. A quel punto nessuno aveva voglia di riuscire al freddo e Brendan ha dato la prova finale della conoscenza della lingua: con la cartina del metrò sul muro, in cinese, è riuscito a riportarci in albergo, anche cambiando treno dopo due fermate! Inutile dire che eravamo gli unici occidentali in giro. Non so se riuscirò a sostenere la competizione quando sarà il mio turno in Sudamerica!
venerdì 28 dicembre 2007
Avremmo dovuto fare la mansarda...
... è quello che mi dico quando, guardando i bagagli più o meno chiusi, il panico sale e mi chiedo di chi sia stata l'idea (Brendan in quei momenti mi dice di guardarmi allo specchio!). Due valigie rigide da 20kg e due zaini, uno da 6kg, l'altro un po' di più, come avevamo detto. Le bambine hanno le borse di scuola con qualche libro, Nintendo DS e poco altro. Anche se non sembra tanto per 4 persone per 8 mesi è comunque un sacco di roba da trascinare intorno al pianeta da nord a sud dell'equatore. Con quello che ci costerà sarebbe venuta una bellissima mansarda, rivestita in legno e con extra bagno.
L'albero di Natale è venuto giù il 26 e abbiamo passato gli ultimi due giorni a preparare la casa per i neozelandesi che arriveranno ad Aprile. È stato come quando cambiamo casa: ci siamo liberati di un sacco di roba inutile per fare spazio in armadi e cassetti. Il cassonetto della spazzatura è pieno, quello della roba da riciclare pure e due sacchi da dare in beneficenza sono pronti da mettere fuori dalla porta. In compenso la testa è sgombra, più mi libero di roba inutile conservata per qualche motivo nostalgico, più la mente si libera di paure e idee confuse lasciando spazio a nuove idee, energie e voglia di fare. Ci sentiamo all'inizio di una nuova fase e siamo curiosi di vedere dove ci porterà. Scherzando, ma non troppo, ci diciamo che se dopo 8 mesi riusciremo a tornare insieme sullo stesso aereo potremo dire con una certa sicurezza di avere buone probabilità di stare insieme per almeno altri dieci anni.
Sara sta facendo il giro del vicinato per salutare le amiche (John ha appena chiamato per dire che le danno da mangiare, such a bad mother!), non ha ancora deciso se nello zaino metterà la renna Piccolina o il gatto Pernod, ma è contenta di partire. Io passo dal panico allo zen, quando come al solito mi rendo conto di non poter cambiare le leggi della fisica e far quadrare il cerchio, allora mi dico: "I don't give a f***! In un modo o nell'altro tutto andrà come deve andare."
Brendan è apparentemente sereno, un essere decisamente più evoluto di me, riesce a raggiungere lo zen senza passare per il panico. Nina è la più difficile da interpretare. A momenti è eccitata per la partenza, ma per la maggior parte si ostina a ignorarla, non cerca le amiche e guarda la TV in pigiama. Non capisco se sia un modo per nascondere il disagio o se veramente sia calma come il padre. Ieri le ho detto di scegliere un paio di libri da leggere da portarsi dietro e mi ha risposto: "No mamma, mi porto dietro solo l'Harry Potter che sto leggendo, gli altri li prendo per strada." Esattamente lo spirito giusto, that's my girl!
Stasera saluteremo amici e parenti a casa di Liz e Steve che hanno invitato a cena noi e chiunque altro voglia venire a salutarci, passato quello saremo ufficialmente per conto nostro. Per quanto mi riguarda sono convinta di andare in vacanza in Cina per 3 settimane, al resto non penso ancora.
Prossimo post dalla Cina, Great Firewall permettendo :-)
Ascoltando The Smashing Pumpkins, Ava Adore
L'albero di Natale è venuto giù il 26 e abbiamo passato gli ultimi due giorni a preparare la casa per i neozelandesi che arriveranno ad Aprile. È stato come quando cambiamo casa: ci siamo liberati di un sacco di roba inutile per fare spazio in armadi e cassetti. Il cassonetto della spazzatura è pieno, quello della roba da riciclare pure e due sacchi da dare in beneficenza sono pronti da mettere fuori dalla porta. In compenso la testa è sgombra, più mi libero di roba inutile conservata per qualche motivo nostalgico, più la mente si libera di paure e idee confuse lasciando spazio a nuove idee, energie e voglia di fare. Ci sentiamo all'inizio di una nuova fase e siamo curiosi di vedere dove ci porterà. Scherzando, ma non troppo, ci diciamo che se dopo 8 mesi riusciremo a tornare insieme sullo stesso aereo potremo dire con una certa sicurezza di avere buone probabilità di stare insieme per almeno altri dieci anni.
Sara sta facendo il giro del vicinato per salutare le amiche (John ha appena chiamato per dire che le danno da mangiare, such a bad mother!), non ha ancora deciso se nello zaino metterà la renna Piccolina o il gatto Pernod, ma è contenta di partire. Io passo dal panico allo zen, quando come al solito mi rendo conto di non poter cambiare le leggi della fisica e far quadrare il cerchio, allora mi dico: "I don't give a f***! In un modo o nell'altro tutto andrà come deve andare."
Brendan è apparentemente sereno, un essere decisamente più evoluto di me, riesce a raggiungere lo zen senza passare per il panico. Nina è la più difficile da interpretare. A momenti è eccitata per la partenza, ma per la maggior parte si ostina a ignorarla, non cerca le amiche e guarda la TV in pigiama. Non capisco se sia un modo per nascondere il disagio o se veramente sia calma come il padre. Ieri le ho detto di scegliere un paio di libri da leggere da portarsi dietro e mi ha risposto: "No mamma, mi porto dietro solo l'Harry Potter che sto leggendo, gli altri li prendo per strada." Esattamente lo spirito giusto, that's my girl!
Stasera saluteremo amici e parenti a casa di Liz e Steve che hanno invitato a cena noi e chiunque altro voglia venire a salutarci, passato quello saremo ufficialmente per conto nostro. Per quanto mi riguarda sono convinta di andare in vacanza in Cina per 3 settimane, al resto non penso ancora.
Prossimo post dalla Cina, Great Firewall permettendo :-)
Ascoltando The Smashing Pumpkins, Ava Adore
giovedì 20 dicembre 2007
Prima Santa Claus!
Questa mattina, in quella fase di dormiveglia che precede il risveglio vero e proprio ho avuto una folgorazione. Ho aperto gli occhi di scatto e condiviso la nuova acquisita saggezza con mio marito: "Dovevamo girare dall'altra parte!"
"What?!"
"Dovevamo cominciare il viaggio dall'altra parte! Così avremmo avuto 8 mesi d'estate!!"
"Have you got something against sleeping?"
Con il risveglio sono pian piano arrivate anche le ragioni della scelta originaria: evitare le olimpiadi in Cina e il pieno inverno in Nuova Zelanda, più goderci l'estate australiana, sapevo che c'era un motivo.
Giorni strani questi ultimi prima della partenza. I supermercati sono pieni di tacchini, prosciutti, cioccolati e dolci di Natale, la gente arriva alle casse con i carrelli pieni come se si preparassero ad un assedio o una carestia e io invece compro le cose giorno per giorno, con il mio cestino, stando attenta a non caricarmi di roba che tra una settimana dovrò buttare. Allo stesso tempo abbiamo ricevuto più inviti a pranzo e cena nelle ultime due settimane che negli ultimi 7 anni, famiglia, vicini, colleghi, tutti sembrano volerci salutare prima della partenza, una vera e propria veglia all'irlandese come facevano con quelli che emigravano in America anni fa e sapevano che non sarebbero più tornati.
A poco più di una settimana dalla partenza mi sorprendo per essere dopotutto molto calma. Continuo a chiedermi se sia la verità, ma la risposta è sempre quella: "I'm cool!" Salvo poi ad ogni piccolo contrattempo passare dal cool allo stress in zero secondi. Comincio a fare il gioco del se e a cercare di prevedere il futuro e ogni possibile scenario, fermandomi regolarmente al peggiore come più il probabile fino a che non mi trovo in una spirale di ansia. Tocco il fondo e poi mi calmo perchè capisco finalmente che non c'è niente da fare se non vivere le cose un giorno alla volta e reagire secondo l'ispirazione del momento. Nel frattempo però ho sprecato inutilmente un sacco di energia che avrei potuto usare diversamente. Per fortuna di chi vive con me tutto avviene internamente, senza conseguenze per gli altri. I'm a bit of a cold fish, più mi agito e più dal di fuori sembro calma.
Oggi ho imparato una lezione da mia figlia di 8 anni. A colazione ho chiesto: "Bambine, adesso siete emozionate per il viaggio?"
Tra un cucchiaio di corn flakes e l'altro Nina mi ha risposto: "No mamma. Adesso sono emozionata perchè arriva Santa Claus, passato quello comincerò ad emozionarmi per il viaggio!"
Ha ragione lei, una cosa alla volta.
Ascoltando: Muse, Space Dementia
"What?!"
"Dovevamo cominciare il viaggio dall'altra parte! Così avremmo avuto 8 mesi d'estate!!"
"Have you got something against sleeping?"
Con il risveglio sono pian piano arrivate anche le ragioni della scelta originaria: evitare le olimpiadi in Cina e il pieno inverno in Nuova Zelanda, più goderci l'estate australiana, sapevo che c'era un motivo.
Giorni strani questi ultimi prima della partenza. I supermercati sono pieni di tacchini, prosciutti, cioccolati e dolci di Natale, la gente arriva alle casse con i carrelli pieni come se si preparassero ad un assedio o una carestia e io invece compro le cose giorno per giorno, con il mio cestino, stando attenta a non caricarmi di roba che tra una settimana dovrò buttare. Allo stesso tempo abbiamo ricevuto più inviti a pranzo e cena nelle ultime due settimane che negli ultimi 7 anni, famiglia, vicini, colleghi, tutti sembrano volerci salutare prima della partenza, una vera e propria veglia all'irlandese come facevano con quelli che emigravano in America anni fa e sapevano che non sarebbero più tornati.
A poco più di una settimana dalla partenza mi sorprendo per essere dopotutto molto calma. Continuo a chiedermi se sia la verità, ma la risposta è sempre quella: "I'm cool!" Salvo poi ad ogni piccolo contrattempo passare dal cool allo stress in zero secondi. Comincio a fare il gioco del se e a cercare di prevedere il futuro e ogni possibile scenario, fermandomi regolarmente al peggiore come più il probabile fino a che non mi trovo in una spirale di ansia. Tocco il fondo e poi mi calmo perchè capisco finalmente che non c'è niente da fare se non vivere le cose un giorno alla volta e reagire secondo l'ispirazione del momento. Nel frattempo però ho sprecato inutilmente un sacco di energia che avrei potuto usare diversamente. Per fortuna di chi vive con me tutto avviene internamente, senza conseguenze per gli altri. I'm a bit of a cold fish, più mi agito e più dal di fuori sembro calma.
Oggi ho imparato una lezione da mia figlia di 8 anni. A colazione ho chiesto: "Bambine, adesso siete emozionate per il viaggio?"
Tra un cucchiaio di corn flakes e l'altro Nina mi ha risposto: "No mamma. Adesso sono emozionata perchè arriva Santa Claus, passato quello comincerò ad emozionarmi per il viaggio!"
Ha ragione lei, una cosa alla volta.
Ascoltando: Muse, Space Dementia
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