E come sempre una volta arrivati qui con corpo e mente tutto ha senso. Venendo dall' Europa si atterra generalmente di notte. Uscendo dall'aeroporto ti investe l'aria torrida e umida, venendo dall'inverno europeo è uno shock al sistema e il respiro si deve aggiustare alla diversa densità dell'aria. La notte che sono arrivata io c'era una bellissima luna, grande e arancione, ad accogliermi, oltre al sorriso di Mr Thampi, il cugino di Bijoy che ci porta in giro nel suo taxi che ormai è una leggenda e probabilmente prima o poi meriterà un post a parte. La mattina dopo per prima cosa si vanno a cambiare gli euro nel solito ufficio ai bordi della giungla, gestito apparentemente in solitaria da una bella ragazza con la lunga treccia e il sari, che dispensa rupie ad un cambio favorevole. A seguire si compra l'acqua, il sapone per lavare il bucato nel secchio e qualche altro articolo di prima necessità. Quando e dove mangiare diventano le principali preoccupazioni giornaliere, insieme alla pratica e alla spiaggia, tutto molto primo chakra. Si torna alle origini, a questioni di sussistenza primaria che a casa, nella vita di tutti i giorni, spesso passano in secondo piano rispetto al lavoro e alle varie incombenze che, percepite come più importanti, riempiono le giornate. A volte si saltano i pasti, spesso non ci si ricorda neanche che cosa abbiamo addentato di fretta tra un impegno e l'altro, buttando giù integratori nella speranza che ci sostengano e vadano a compensare quello che manca a causa della fretta.
La mattina dopo il mio arrivo mi sono svegliata spontaneamente in tempo per una breve pratica, così salite le due rampe di scale che mi separano dalla shala, mi sono presentata con il tappetino in spalla. Dopo un abbraccio di benvenuto Lino mi ha fatta subito entrare - 'mettite là che altrimenti ti addormenti' - e lentamente ho praticato la mezza serie, niente di più per dare il tempo al corpo di abituarsi al nuovo clima e al nuovo fuso e per scrollarmi di dosso le ore di viaggio. Sono arrivata al mese di Dicembre molto stanca, fisicamente e di testa. E' stato un anno pesantissimo, in cui mi sono trovata più volte prepotentemente testimone della fragilità della condizione umana. Amici cari con diagnosi infauste, la scomparsa di un allievo, di una vicina di casa 'amica di cane' poco più grande di me, ogni mese ce n'è stata una. Quando mi sono trovata al funerale di quello che era stato il mio ragazzo l'anno della maturità è stato particolarmente duro scontrarmi con la transitorietà della vita. In passato ho sentito definire l'età tra i 50 e i 65 anni come 'il vicolo dei cecchini': è un'immagine forte, ma rende l'idea. Una volta superati i 65 le cose si calmano, ma in questa fase la malattia coglie come un fulmine a ciel sereno. Alimentazione, attività fisica, Yoga, facciamo di tutto per mantenerci in forma e scongiurare la fine, ma non basta. La scienza dice che abbiamo tutti già scritto nei cromosomi una data di scadenza e niente che possiamo fare ci farà guadagnare altro tempo. Si tratta di arrivare a quel momento nelle migliori condizioni possibili per avere una buona qualità di vita, ma non abbiamo alcun potere di allungarla. Vita sana, pratica quotidiana, alimentazione yogica, eliminazione di comportamenti tossici e auto danneggianti... Va tutto bene, ma credo che a volte si corra il rischio di cadere nel giudizio, facendo di un certo stile di vita una virtù e per contro considerando una colpa il non seguire un certo regime, quasi a dire che se una persona si ammala, in fondo è colpa sua. Brutte cose accadono anche a chi non se lo merita, come Andrea che è sempre stato uno sportivo e, bello come il sole, era l'immagine della salute. Come Maria Grazia, che non si è mai vaccinata contro il Covid e ogni giorno faceva delle passeggiate lunghissime con il suo cane. Come Marco che era vegetariano e praticava Ashtanga Yoga. Brutte cose capitano anche alle brave persone.



2 commenti:
Vero, ottima riflessione!
Triste vedere che anche le persone che hanno scelto la strada della " consapevolezza e della salute" in vari modi (esercizio fisico costante, discipline olistiche, niente carne, grassi animali, alcolici, sigarette, cibo spazzatura, glutine, niente di niente, solo biologico e aria buona! ) non riescano ad abbandonare però il giudizio...
Ricordo quando durante il COVID, avevamo sperato di diventare tutti più buoni...
E’ proprio così cara Letizia, non ci è dato sapere quanto sarà lunga la nostra vita, che si sia degli ottimi igienisti, puristi, vegani/Vegetariani o mangiatori e fumatori folli, sopratutto non va bene che altri giudichino.
Non pensare al “Vicolo” , questa visione di J. Campbell mi sembra più’ appropriata per la Maestra che sei.
“Dobbiamo essere disposti a lasciar andare la vita che abbiamo pianificato, in modo da vivere la vita che ci sta aspettando"
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