
Sincera? Questa volta sarei rimasta volentieri a casa. Il 3 Gennaio è la mia data di partenza ogni anno, mai prima perchè sono una fan del periodo di Natale passato a casa. Il 2 è il giorno degli ultimi preparativi, il 3 si parte e a chi rimane il compito di mettere via gli addobbi. Le vacanze natalizie dividono il mondo in chi ha bisogno di partire a tutti i costi e chi invece crede ancora a Babbo Natale e nella magia della notte di San Silvestro, da passare in famiglia, con amici o anche da soli, ma sempre vicino a casa. Io faccio parte della seconda metà. E' il momento dei ritorni di figli e amici fuori sede, dello Schiaccianoci a teatro, della preparazione dei cappelletti romagnoli con mamma, zia, sorella, figlie, cugine e delle riunioni intorno al tavolo. Quei rapporti familiari imperfetti, che a volte ci fanno soffrire, ma dai quali comunque proveniamo e per questo sempre vale la pena recuperare. Non si tratta di risolvere niente durante le feste, nè di essere falsi, ma di deporre le armi e regalare presenza. Lo so che non abbiamo un rapporto idilliaco, lo so che non ci vediamo spesso durante l'anno, però adesso sono qui e voglio farti sapere che nonostante tutto, ci sono. Per me questo ha un valore, che ogni anno onoro con la presenza in famiglia e tra amici. Mi piace aprire loro casa, cucinare per loro e riunirli. Quest'anno mi è riuscito particolarmente bene, per cui arrivato il 3 Gennaio, stanca perchè comunque è un lavorone, con la voglia di divano e copertina, l'idea di andare dall'altra parte del mondo al caldo e lasciare tutti a casa non mi piaceva gran che. 'Ma chi me l'ha fatto fare?' è stato il mio mantra degli ultimi giorni prima della partenza e la risposta era lì nello specchio che mi guardava. Partivo da sola a questo giro, cosa che da una parte è bella perchè hai solo te stessa e i tuoi bagagli a cui pensare, dall'altra può essere un po' intimidante. Il bagalio era organizzato in tre parti: essenziale, sopravvivenza e comodità, dove essenziale è la borsa con documenti, telefono, PC, carte di credito e skincare, sopravvivenza è il trolley da cabina con il tappetino da yoga, un paio di ciabatte, due cambi per la pratica e due cambi di vestiti, mentre comodità è la valigia imbarcata, con cambi extra e una quantità di cose da lasciare perlopiù in India: roba da mangiare, shampoo e bagno schiuma, camomilla, sgrassatore, spugnette e -ebbene sì- una scopa swiffer e i suoi pannetti. Un sacco di roba da trascinarsi dall'altra parte del mondo da sola! Superati i controlli di scicurezza a Cagliari, una volta seduta al gate mi è arrivata addosso quella che posso descirvere solo come una 'calma liquida', come se tutta la tensione e ansia degli ultimi giorni prima della partenza, tutte le resistenze, si sciogliessero improvvisamente, lasciando il posto a una stabilità e affermazione di intenti che sentivo nelle ossa e nei muscoli prima che nel cervello, una sensazione di totale presenza. Ancora una volta questa parola: presenza. In questo caso a me stessa, alla mia pratica, alla mia vita. Partita da Cagliari alle 4 del pomeriggio, una volta ritirato il bagaglio a Fiumicno ho rifatto il check-in con Etihad e aspettato il volo delle 10 di sera per Abu Dhabi. Arrivata a Zayed International Airport ho avuto un lunghissimo stopover di sette ore prima di poter prendere la coincidenza per Trivandrum. Il mondo degli Yogi con la valigia è piccolo: alla sala d'imbarco per Trivandrum ho incontrato Carla, una ragazza argentina conosciuta ad un precedente ritiro, che anche lei andava dove stavo andando io. Ci siamo riconosciute al primo sguardo attraverso una folla di passeggeri indiani, un sorriso e abbiamo iniziato a chiacchierare. Sebbene sia un' assistente di volo, per lei era la prima volta in India e veniva direttamente da Buenos Aires, da ancora più lontano di me, al workshop di Lino Miele a Kovalam Beach. Abbiamo fatto l'ultimo pezzo di viaggio insieme, ci siamo scambiate i numeri e in aeroporto a Trivandrum salutate, ciascuna a cercare il suo pick-up.
Arrivata al Pecock Hotel - for the bold and the beautiful - Bijoy mi aspettava con il suo benvenuto sorridente e dopo le formalità di registrazione mi ha accompaganta in camera. A quel punto l'ordine dei bagali si è rivoluzionato e scopa swiffer e sgrassatore sono stati elevati a livello di essenziali. Dopo una breve chiacchierata con Rossana, sedute al fresco notturno poco prima della sua partenza per il rientro in Italia, ho iniziato a pulire la stanza e non ho smesso fino a che non fossi soddisfatta di poter camminare scalza senza dovermi lavare i piedi dopo ogni passo e potessi usare il bagno senza prendermi il colera. Quando mi sono finalmente stesa sul letto ho realizzato che erano più di 36 ore dall'ultima volta che mi ero distesa, su quello di casa mia. Stanca di sicuro, ma totalmente presente, ero finalmente arrivata in India, lasciando l'Europa e il Natale al loro giusto spazio-tempo.