domenica 25 gennaio 2026

… "E il naufragar m’è dolce in questo mare”


 

Mi riallaccio alle ultime parole dell’ultimo post ‘sicuramente ci sarà qualcosa da raccontare’. Che me la sia chiamata, che fosse la visita di Modi - il presidente indiano- in città proprio il giorno della nostra partenza, o forse il mio snobbare la visita della dea al cortile del Peacock Hotel, preferendo rimanere in camera a chiudere i bagagli anzi che assistere alla pujia organizzata da Bijoy per renderle omaggio, qualcosa è successo per mettere il nostro viaggio di ritorno sotto una cattiva luna.

Arrivate io e Denise all’aeroporto di Trivandrum tre ore abbondanti prima del volo, sempre scortate da Thampi taxi, abbiamo avuto la brutta sorpresa di vedere che il nostro volo per Abu Dhabi era ritardato di oltre due ore. Con due ore scarse di attesa per prendere la coincidenza per Roma i calcoli erano presto fatti: l’avremmo di sicuro persa. Ci ha poco dopo raggiunte Alessandra, assistente che collabora con Rossana nella scuola di Roma, anche lei sui nostri voli: tutte avevamo ricevuto la stessa mail da Etihad, annunciando il ritardo importante sul primo volo, ma nessun dettaglio sul secondo. Cercare aiuto dal personale in aeroporto a Trivandrum è un’esperienza abbastanza frustrante. Sembrano essere lì per assolvere un compito esclusivamente locale, più in funzione dell’aeroporto che dei passeggeri, impegnati a spostare le guide per la formazione ordinata delle varie file anzi che per risolvere problemi reali: più che dirci ‘vedrete che ad Abu Dhabi risolveranno’ non sapevano fare. Una giovane e molto bionda ragazza svizzera che andava a Zurigo era sull’orlo di un attacco di panico, fermava chiunque, assistente aeroportuale o passeggero, per cercare conforto e sfogare la sua frustrazione a ventate alterne, ma senza ottenere più risposte di noi. Un altro ragazzo, tedesco credo, con faccia parecchio tesa e preoccupata raccontava a chiunque intorno quanto sconveniente per lui fosse questo ritardo, come se gli altri si stessero divertendo. Io e le mie due compagne di viaggio ci siamo guardate in faccia dicendoci che fosse ora di applicare praticamente quello che impariamo sul tappetino, non è solo questione di infilare in sequenza una postura dopo l’altra, ma di essere all’altezza di quello che la vita ti mette davanti. Era l’occasione perfetta per praticare i life skills che la pratica ci insegna, così abbiamo aperto le parole crociate e con allenata pazienza ci siamo sedute ad attendere quello che il destino aveva in programma per noi quel giorno.

Sul volo, gli assistenti di volo ci hanno informati che ad Abu Dhabi avremmo dovuto recarci ai banchi transito per vedere come risolvere il resto del nostro itinerario. Su 150 passeggeri, più del 90% avrebbero dovuto prendere una coincidenza entro 2-3 ore dall’atterraggio e tutti eravamo nelle stesse condizioni. La ragazza svizzera era sempre più agitata, ancora una volta senza considerare che il problema non fosse solo suo, ma che c’era un aereo intero nella sua stessa situazione. Allo sbarco abbiamo trovato un banchetto allestito apposta, gestito da due assistenti di volo Etihad che hanno informato ciascuno sulla propria sorte, alcuni avrebbero dovuto attendere poche ore per una coincidenza alternativa, altri un giorno intero. Per noi tre che volavamo su Roma si trattava di prendere il volo successivo, 12 ore più tardi, nell’attesa ci avrebbero ospitate al Park Rotana Hotel. Unico inconveniente era che avremmo dovuto passare l’immigrazione prima di prendere il taxi, sempre organizzato da Etihad, prima di poter raggiungere l’albergo a un quarto d’ora di macchina dall’aeroporto. I bagagli sarebbero stati automaticamente dirottati sul volo alternativo. Ci siamo armate di pazienza e, tappetino ed kit di sopravvivenza in spalla, incamminate per il lungo iter aeroportuale che ci avrebbe portate fuori. Erano a quel punto quasi le 3 del mattino ora locale, per noi su fuso di Kovalam Beach il cuore della notte. In tre l’abbiamo presa come un’avventura, ma ci siamo dette che se fossimo state sole avremmo riso di meno anche se, un passo per volta, sicuramente saremmo riuscite.

E così abbiamo collezionato un nuovo timbro sul passaporto e provato l’emozione di Abu Dhabi by night. La Mercedes nera su cui siamo salite sfrecciava su una super strada con palazzi futuristici da una parte e una grande moschea illuminata di vari colori dall’altra mentre noi ci rassegnavamo al cambio di programma. Una volta arrivate in albergo le risate nervose hanno lasciato spazio a dei sorrisi soddisfatti, completato il check-in in pochi minuti abbiamo ciascuna preso possesso di una suite con tanto di cucina, soggiorno, camera da letto e bagno enorme dotato di tutti i prodotti di cui avremmo potuto aver bisogno e una doccia degna di una SPA. Stendersi in un letto comodo, anche se solo per qualche ora, ha fatto un’enorme differenza e la mattina dopo il buffet della colazione con ogni tipo di golosità, occidentale, giapponese, mediorientale e indiana ci ha decisamente messo di ottimo umore, tanto che abbiamo cominciato a pensare che se il ritardo si fosse prolungato di altre 12 ore non sarebbe stato un grosso problema. Ho mandato a Robin, rimasto a Kovalam Beach per un’altra settimana fino alla fine del workshop, una foto della fontana di cioccolato che faceva bella mostra affianco alle torte all’inglese, brioches francesi e pancakes americani, dicendo ‘indovina dove sono?’ e, veloce come un lampo e secca come solo il senso dell'umorismo britannico sa essere, è arrivata la sua risposta ‘il Paradiso?’ Anche il ragazzo tedesco che la notte prima dispensava negatività aveva cambiato espressione e il sorriso compiaciuto che gli illuminava il viso lo faceva a quel punto assomigliare ad un gatto che avesse appena rubato la panna. Denise da brava commercialista ha fatto il calcolo che una notte al Rotana Hotel costava quanto due settimane al Peacock Hotel for the Bold and the Beautiful. Arrivate a Roma con più di 12 ore di ritardo rispetto al piano originale, ci siamo salutate con Alessandra e incamminate verso il bag drop di Aeroitalia per finalmente prepararci all’ultimo volo che ci avrebbe riportate a Cagliari e che nel corso delle ultime ore avevamo via via ritardato – meraviglie della continuità territoriale che consente ai residenti in Sardegna di cambiare volo senza pagare penali- fino ad arrivare all’ultimo volo della giornata. Diciamo che Etihad ci ha compensate con una minivacanza per un viaggio che door to door, per me e Denise è stato di 36 ore.

Stesso posto, diverso viaggio: anche se la destinazione fisica non cambia, ogni volta il viaggio interiore è sempre nuovo. I temi di questo giro in India sono stati la salute, il passaggio del tempo, l’adattamento della pratica ai momenti di difficoltà, la crescita nell’insegnamento e il rapporto con l’insegnante. Nell’ultimo degli incontri settimanali con gli assistenti si è parlato dei fantasiosi discostamenti alla tradizione che negli ultimi anni hanno diluito la pratica dell’Ashtanga Yoga nel mondo e che Lino ha sempre caparbiamente rifiutato, mantenendosi fedele alla linea del maestro. Ci ha detto ‘adesso siete voi i custodi di questa tradizione, portatela avanti così come state facendo.’

Ho lasciato come sempre un pezzetto di cuore nella mia stanza al Peacock Hotel for the Bold and the Beautiful, insieme a qualche bottiglia di shampoo mezza vuota, straccio per pulire e fondi di detergenti per il bagno. Vorrei vedere la faccia degli indiani che finalmente sono entrati nella mia camera trovandola decisamente più pulita di prima che la occupasse quella strana sarda che viaggia con sgrassatore e  guanti in valigia e che, quando vuole rilassarsi e il libro diventa noioso o non ha altro da scrivere, si diverte a pulire le fughe delle mattonelle del bagno con uno spazzolino da denti. A te, prossimo occupante della camera 201, il mio regalo: una stanza pulita secondo standards quasi italiani, con buona pace di Shiva.







8 commenti:

Anonimo ha detto...

Great post on appreciating the journey. A life well lived.

Mr Smiss ha detto...

Ma che bello anche questo ultimo post! Ci hai lasciato col fiato sospeso fino alla fontana di cioccolato!!! E chi si sarebbe mai immaginato questa avventura nel finale??!! Brava e bentornata a casa. 😊🐶🐕🐕‍🦺🐈‍⬛

Manu 🌺 ha detto...

Affrontare ciò che la vita vi sottopone, al meglio direi! …brave ragazze e bentornate! ♥️

Barbara ha detto...

Che avventura Letizia
A domani 🩷

Letizia ha detto...

Thank you! Living in the moment is a fine skill, not always easy to apply, sometimes I’m able. Thank you for the compliment 🙏🏻

Letizia ha detto...

Grazie Mr Smiss! È stata una montagna russa che abbiamo dovuto per fotza cavalcare, la fontana di cioccolato ha fatto la sua parte per fortuna!! Grazie di tutti i tuoi commenti anche a questo giro in India, il mio fan N 1 😘❤️

Letizia ha detto...

Grazie Manu, allora speriamo che ci dirorttino su Abu Dhabi anche il prossimo anno, ti faremo da guide!

Letizia ha detto...

Eh si cara, una bella avventura per chiudere in bellezza! Mi sto riprendendo, cercherò di essere in forma domani. A presto!