Qualche volta lasciamo l’oasi yogica di Kovalam Beach e
andiamo ad esplorare un po’ più lontano. I giorni di pratica a settimana sono
sei e l’orario giornaliero di inizio sono le 5am, motivo per cui si torna sempre qui per
dormire. Le distanze sono grandi, le strade trafficate e in condizioni non
proprio ottimali, raramente andiamo più lontani di mezz’ora di macchina. Tra i
veterani di Kovalam Beach tutti conoscono Robin, un gentleman danese allievo e
assistente di Lino di lunghissima data, che ogni anno arriva in India prima di lui
e rimane spesso fin oltre la fine del workshop. Robin è la persona a cui ispirarsi
se si vuole vivere bene da queste parti perché ha una profonda conoscenza del
posto e dei suoi abitanti. Negli anni siamo diventati amici e quando in dubbio
faccio sempre riferimento al suo saggio consiglio: ristoranti, negozi,
tassisti, lui conosce tutto e tutti ed è con me molto generoso nel condividere
la sua esperienza: nel dubbio segui Robin e stai sicuro che non ci si sbaglia!
A questo giro per ora abbiamo condiviso due gite a
Trivandrum, una in cui ho accompagnato lui e e Laura – una compagna Yogin
Italiana- dal dentista, seguito poi da un
thali estremamente generoso in un ristorante frequentato principalmente da
locali e pochi turisti. Il thali è un pasto tradizionale, in questo caso
servito su foglie di banano, in cui vengono disposti e cucchiaio dai ragazzi
che girano per il ristorante vari assaggi di stufati di verdure e legumi,
alcuni molto piccanti, altri più dolci ma sempre molto speziati, insieme a
varie salse di accompagnamento, a base di yogurt, di mango o lime piccanti e
varie. Al centro viene servito il riso a vapore e i poppadoms, le sfoglie di
pane croccante, da mangiare mescolati al resto. Si prende un assaggio di curry,
uno di una salsa, e con la mano destra si lavora come in una polpetta che poi
si mette in bocca. Il cibo si tocca esclusivamente con la mano destra perché la
sinistra è considerata sporca in quanto si usa per lavarsi. Non sembra per noi
occidentali avere molto senso, ma quando si passa un po’ di tempo qui e si fa
esperienza di come siano organizzati i bagni tutto torna. Accanto al WC c’è una
doccetta, sempre a destra, di conseguenza la mano sinistra è l’unica libera per
lavarsi. Agli occidentali nei ristoranti forniscono per mangiare anche un
cucchiaio, sia perché in molti innocentemente toccherebbero il cibo con la
sinistra provocando così l’orrore nei vicini di tavolo, sia perché, non avendo l’abitudine a mangiare con la mano,
siamo abbastanza maldestri e lo spettacolo non è proprio elegante da vedere.
Alcuni sapori sono indecifrabili ad un palato che non sia nato e cresciuto qui
ma, con la garanzia che tutto è vegetariano, personalmente non ho alcun problema ad
assaggiare tutto e generalmente finisco qualunque cosa mi si metta davanti. Il proprietario del ristorante mi ha anche regalato un cioccolato per essere
stata quella che in maniera più accurata ha pulito il piatto… Tra le scoperte
di questo particolare thali ci sono stati i peperoncini marinati in yogurt e
spezie, poi cotti al forno, che hanno la consistenza delle patatine e un sapore
strepitoso, sempre che si riesca a sopportare il bruciore. Robin è un compagno
di avventure culinarie ideale, mentre le uniche Italiane che mi seguano sono
Manu e Denise, compagne di cammino yogico e di vita. Questa volta Manu non è
potuta venire, ma quando Denise è passata da questa parte dello schermo una
settimana fa, mi ha subito chiesto di portarla a mangiare il thali sulle foglie
di banano così, sempre in compagnia di Robin, abbiamo unito il pranzo in città
con un giro da Pothys, un grande magazzino di sei piani a Trivandrum che vende di
tutto. Da Pothys si trova veramente di tutto, dai sari da sposa a quelli per la vita di
tutti i giorni, vestiti all’occidentale, stoffe di tutti i colori e le fantasie,
articoli per la casa e i famosi asciugamani di cotone del Kerala, un tipo particolarmente
morbido e pregiato, lavorato in teli sottili che hanno un ottimo potere
assorbente e si asciugano in fretta. Ogni praticante di Ashtanga Yoga che si possa
chiamare tale ne possiede almeno due o tre da alternare sul tappetino per
asciugare il sudore e per permettere all’insegnante di praticare gli
aggiustamenti in sicurezza e con un minimo di distacco. Al piano terra, un
grande supermercato dove integratori alimentari e biscotti inglesi al burro
dividono il corridoio con l’olio d’oliva, dove si trovano tutti i tipi più
commerciali di spezie e il riso viene venduto a peso, pescato con un misuratore
da grandi tinozze aperte. Non credo di aver mai saputo che esistessero tanti
tipi di riso, tante varietà da non poterle contare.
Robin ha il suo tassista preferito che con la sua macchina
rossa lo porta in giro ogni volta che ne ha bisogno, Mr Thumpi. Salire sul
Thumpi Taxi è un’esperienza che varrebbe la corsa anche fine a se stessa. Aria
condizionata, bottiglietta d’acqua fresca e come minimo una barretta alle
mandorle da sgranocchiare durante il tragitto sono sempre assicurati. A volte salendo
sul Thampi taxi abbiamo anche avuto la sorpresa di trovare i famosi frullati al
cocco e datteri, a metà tra il gelato e il frappè, che ci aspettavano con tanto
di cannuccia, le tracce dei mantra più famosi fanno sempre compagnia in
sottofondo mentre si chiacchiera. E’ sempre un piacere parlare con Mr Thumpi,
ha una grande conoscenza della sua cultura e del posto in generale. A volte
come occidentali abbiamo un’idea molto romantica di usi e costumi orientali,
tendiamo ad attribuire significati profondi a ogni piccolo dettaglio, convinti
che la spiritualità esista solo lontano da casa. E’ quindi una boccata d’ aria
fresca e un ritorno ai piedi per terra potersi confrontare con i locali,
specialmente se informati e pratici come Mr Thumpi. Alla domanda sul perché le mucche
siano considerate sacre e lasciate girare indisturbate allo stato semi brado
dappertutto, ci ha svelato che la sacralità della mucca è stata un’invenzione
dei governanti di centinaia d’anni fa. Questo perché, dice lui, la carne di
mucca è la più buona di tutte e bisognava fare qualcosa per evitarne l’estinzione.
La popolazione avrebbe tranquillamente mangiato tutte le mucche fino ad
arrivare ad estinguerle, cosa che avrebbe portato un enorme danno all’agricoltura,
non solo per la produzione di latte e latticini, ma anche dello sterco che veniva
anticamente usato per fare i pavimenti di case e cortili in virtù delle sue
proprietà antisettiche. Ci ha poi spiegato che gli Indiani sono un popolo non
molto rispettoso dell’autorità, piuttosto individualista, ma molto
superstizioso. E’ quindi più facile inventarsi che qualcosa non può essere
fatto per evitare la cattiva sorte anzi che far rispettare una regola. Un
esempio è quello della credenza che tagliarsi le unghie dopo il tramonto porti
sfortuna alla propria madre. La spiegazione sarebbe quella che senza luce non è
consigliabile maneggiare forbici e oggetti affilati per il rischio di
tagliarsi, ma questa ragione non sarebbe bastata come deterrente per l’Indiano
medio che sarebbe invece incline ad accollarsi il rischio e le sue conseguenze.
Se invece si radica la credenza che
quell’atto praticato dopo il tramonto porti sfortuna alla madre, allora è molto
più probabile che la regola venga rispettata perché nessuno oserebbe fare
qualcosa che metta in pericolo la mamma. Riporto solo una conversazione con un
illuminato tassista, non ho abbastanza termini di paragone per sapere se la sua
visione sia quella ufficiale o la più diffusa, però per certo è una prospettiva
interessante.








6 commenti:
Grazie...
E con la foto alla fine, era proprio la Denise che ho immaginato io :)
Leti, sei davvero una affabulatrice ❤️
Adoro leggerti anche quando racconti avventure vissute insieme, aggiungi sempre sfumature e dettagli che arricchiscono l'esperienza.
E sei stata gentile a pubblicare la più decente delle foto del pranzo con l'impareggiabile e very british Robin, prima che ci cimentassimo con le posate primordiali!
C'è molto più gusto a mangiare con le mani 😋
Grazie di avermi aperto questo variegato e fantastico mondo indiano e soprattutto di accompagnarmi nello yoga con pazienza e competenza e affetto 🤗
E così anche noi viaggiamo un po’ insieme a voi… Grazie 💚
Sei,anche, una brava reporter. È un piacere leggerti. Buona pratica. Stefano P.
E’ veramente fantastico e divertente leggere i tuoi reportage Letizia, è come essere al vostro fianco. Vedo comunque che preventivamente avete portato i cucchiai da casa 😛
Leti ma che racconto meraviglioso 😍😍 e si il cibo indiano mi fa impazzire ed è sempre bello provare qualcosa di nuovo! I tuoi reportage dettagliati e affascinanti mi trasportano lì con te e Deni, le mie Severissime! Un abbraccio grandissimo ♥️
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