mercoledì 30 aprile 2008

Dunedin



Arrivati a Dunedin la sera tardi, dopo una breve ricerca abbiamo trovato posto in un motel dove ci siamo installati per le ultime due notti del nostro giro. Da tre giorni sono così diventati un totale di sette. Dopo esserci lasciati l'Irlanda delle Catlins alle spalle, entrare a Dunedin è stato come arrivare a Edimburgo. Il nome della città è quello della sua gemella scozzese, in gaelico. Fondata da un gruppo di coloni scozzesi intorno al 1830, durante la corsa all'oro Dunedin diventò la città più importante della Nuova Zelanda. Oggi è la quinta città del Paese per grandezza, un centro universitario con musei, gallerie d'arte, edifici e ville in stile neo gotico e una vivace vita notturna. L'atmosfera è molto europea con un'abbondanza però di ristoranti e negozi orientali. Da qui abbiamo visitato la Penisola dell'Otago con le colonie di pinguini e di albatros.

Sulla via del ritorno per Christchurch ci siamo fermati a vedere una stranezza geologica che costituisce uno dei punti più fotografati dell'isola: i Moeraki Boulders, delle rocce quasi perfettamente sferiche che poggiano sulla sabbia appena fuori dal villaggio di Moeraki.

Moeraki Boulders








Il villaggio è niente di particolare, ma tutte le guide citano Fleur's Place, un ristorante sul mare che vale una fermata anche solo per un caffè. E improvvisamente ci siamo trovati in Bretagna! Seduti al sole davanti al mare calmo e azzurro, un piatto di frutti di mare è stato il finale perfetto della prima spedizione alla scoperta della South Island.

Fleur's Place




martedì 29 aprile 2008

The Catlins

Traffic Jam Kiwi-style!



Altri 300Km ci hanno portati ad Invercargill, una citta' all'estremo sud sulla Southern Scenic Route, che costituisce il punto di partenza per esplorare the Catlins Coast, una delle regioni meno visitate dell'isola. Dopo aver dominato il nostro orizzonte per quasi cinque giorni le Alpi sono sparite di colpo e ci siamo ritrovati... in Irlanda! Di nuovo colline erbose, mare infuriato, coste selvagge scolpite dal vento e dalle spiagge perennemente bagnate, grigio e verde, verde e grigio fino alla linea dell'orizzonte. Ogni tanto, quando da dietro a una curva spuntava un angolo particolarmente simile al West Cork, qualcuno cantava a squarciagola "I stood by your Atlantic Sea and sang a song for Oierlaand..." e gli altri facevano coro. Poco importava che fosse il Pacifico.
Sapevamo che in Nuova Zelanda vivono molte più pecore che persone , con un rapporto di 60/4 milioni, ma dopo questi 2000km in macchina possiamo confermare la statistica. In particolare in questa regione, mentre trovi pascoli pieni di pecore a perdita d'occhio e strade ostruite dalle greggi praticamente lasciate a se stesse, non incontri anima viva se non l'occasionale macchina di viaggiatori indipendenti con molto tempo a disposizione che vogliono vedere proprio tutto. Anche benzina e negozi sono una rarità e The Book of Lies, conosciuto anche come Rough Guide, raccomanda di fare pieno e provviste prima di avventurarsi nelle Catlins. In realtà le condizioni non sono poi così estreme: tra Invercargill, punto di partenza e Dunedin, punto di arrivo, ci sono solo 220km anche se per vedere spiagge, cascate e foreste ci si allontana anche di 20km alla volta su strade sterrate dalla strada principale .
Dopo Curio Bay e la foresta pietrificata del Giurassico (solo le basi degli alberi che spuntano dal suolo roccioso, niente a che vedere con Jurassic Park!), abbiamo proseguito fino a Slope Point giusto per dire di averla toccata, la punta più a sud del continente, prossima fermata l'Antartide. Di fronte al segnale che indicava la distanza dall' equatore e dal polo sud, abbiamo (plurale maiestatis...) attaccato discorso con un gruppo di cinesi che venivano da Chengdu, una nostra vecchia conoscenza, così che all'estremo sud della Nuova Zelanda abbiamo imparato la ricetta di Gong Bao Ji Ding. Con il sapore del nostro piatto sechuanese preferito in bocca ci siamo dovuti accontentare per pranzo di un Irene's Safari (dalla mamma di Ludi, Irene, la signora che non va oltre l' illuminazione stradale e viaggia sempre con un banchetto portatile nel cofano della macchina) : panini al formaggio e prosciutto cotto.
Proseguendo verso est siamo arrivati alle cascate di Purakaunui e per ultimo a Cannibal Bay in cerca di fantomatici leoni di mare (The Book of Lies strikes again) che non abbiamo trovato. Rimettendoci sulla strada per Dunedin abbiamo passato un gruppo di ragazzi che dopo aver piantato le tende al limite della spiaggia, al tramonto cominciavano a preparare un forno stile maori scavando un buco nella sabbia e accendendo un fuoco dentro per poi, una volta formate le braci, buttarci la carne da arrostire e ricoprire tutto con la sabbia. Arrivare a Dunedin alle otto di sera senza avere ancora un letto è sembrata improvvisamente un'avventura molto addomesticata!

Curio Bay


"Guarda come surfo!!"


Slope Point


Eegits on Cannibal Bay...


Purakaunui Falls


Irene's Safari

lunedì 28 aprile 2008

Milford Sound

Te Anau


Dopo una notte a Te Anau siamo arrivati a Milford Sound, uno dei fiordi più conosciuti della Nuova Zelanda, in cui avevamo prenotato una crociera di mezza giornata con Red Boat Cruises. I 120Km tra Te Anau e Milford Sound costituiscono una delle strade più panoramiche dell'isola del sud, che attraversa le montagne costeggiando laghi e fiumi in terreno subalpino fino a Homer Tunnel dopo il quale la strada scende ripida e tortuosa fino alla baia. Il sud-ovest dell'isola è estremamente frastagliato, con fiordi profondi uno di seguito all'altro, ma la zona è anche molto selvaggia, con poche strade che costringono a percorsi obbligati e realisticamente i fiordi accessibili, a meno che non si sia disposti a camminare per tre giorni su sentieri di montagna, sono solo Milford e Doubtful Sound. Andare a Doubtful Sound avrebbe significato passare una notte sulla barca e nessuno ne aveva particolarmente voglia, come bellezza i due si equivalgono, così abbiamo scelto Milford perchè la crociera era più corta e andava meglio con il nostro itinerario. In tre ore abbiamo percorso i 22km che dal fondo del fiordo ci hanno portati fino al Mar di Tasmania e imparato la storia di Milford Sound: come i ghiacciai l'abbiano scavato, come all'entrata sia profondo solo 70mt ma nel punto più profondo arrivi a 450mt, con un ricambio dell'acqua molto complesso che crea un delicato ecosistema. Abbiamo visto diversi picchi e cascate con nomi occidentali come Fairy Falls, ma imparato che molto prima dell'arrivo di balenieri e coloni i Maori usassero la zona per raccogliere la giada e avessero i loro nomi per ogni posto.


Milford Sound









Le cascate conosciute dai Maori come "Nuvola
che poggia sul'acqua"






Al ritorno, un branco di delfini ci ha seguiti per un pezzo di strada fino quasi a metà fiordo, giocando nell'acqua intorno alla barca e surfando sulla sua scia.





domenica 27 aprile 2008

Arrowtown

E dopo aver snobbato il bungy, con Queesntown ben al sicuro alle spalle, qualcuno ha trovato un modo creativo di sfogare la frustrazione del salto mancato...





Ad Arrowtown ci siamo fermati mezza giornata per un'altra camminata, lungo il fiume questa volta e seguendo uno dei sets di Lord of the Rings di cui nessuno ha riconosciuto niente, prima di proseguire per Te Anau, la porta per la terra dei fiordi.







Around the South Island



Duemila chilometri in macchina sono tanti da riassumere. Avevamo intenzione di stare fuori solo tre giorni, poi guardando la cartina davanti a un caffè seduti al tavolo di cucina la mattina prima di partire ci siamo resi conto che non bastavano. "Quanti allora?" chiede mia sorella ancora nuova alle nostre abitudini, o mancanza di, "Boh? Metti un altro paio di pantaloni nella borsa."
Giorno uno: dopo aver fatto provviste per i primi giorni, partiti da Christchurch con un sole splendente che dalla finestra di casa per la prima volta rivelava le Alpi in tutta la loro maestosa bellezza, dopo 300km ci siamo fermati a Lake Tekapo, a metà strada per Queenstown. Mentre le bambine schizzavano fuori dalla macchina gridando "Billa-Billa Bong-Bong!", (dalla parola billabong che gli aborigeni australiani usano per indicare una pozza d'acqua, e la consuetudine di ripetere la stessa parola per dare un'idea di grandezza, la loro traduzione libera per lago!), abbiamo preso possesso dello chalet che avevamo prenotato e siamo usciti per una passeggiata. Il lago è di un colore turchese lattigginoso a causa delle micro particelle sospese nell'acqua del ghiacciaio che lo alimenta. La superficie perfettamente piatta, riflette le montagne innevate che lo circondano. Abbiamo guardato il tramonto da dietro le vetrate della veranda, al caldo e con un bicchiere di vino in mano prima di metterci a cucinare le fajitas che Nina e Sara avevano richiesto per cena.


Lake Tekapo






La mattina dopo siamo ripartiti per Queenstown, fermandoci a Lake Pukaki la mattina, ( dopo nomi australiani come Wollongong, Ulladulla, Billabong e Woolloomooloo, giusto quando siamo finalmente riusciti a pronunciare anche Wagga Wagga senza scoppiare a ridere, adesso dobbiamo imparare a familiarizzare con i nomi maori che con tutte queste kappa sembrano tutti uguali!) ...


Lake Pukaki...









... e Lake Wanaka il pomeriggio ("Ma non ci eravamo già passati stamattina?!"), per una camminata fin sulla cima del Mount Iron.


...and Wanaka




La sera, col buio, siamo finalmente arrivati a Queenstown, vedi post precedente per quello che abbiamo fatto e soprattutto NON fatto, dove ci siamo fermati per due notti.

mercoledì 23 aprile 2008

Bungy Jumping (or not), in Queenstown



Una localita' sciistica di montagna nel cuore delle Alpi Neozelandesi, oltre che fantasiche piste da sci e passeggiate, Queenstown e' la capitale mondiale degli sports estremi. Che sia lanciarsi da un ponte, aereo, schiantarsi sulle pareti di roccia delle gole dei fiumi di montagna mentre se ne risale il corso in motoscafo a tutta velocita' o si segue la corrente sulle zattere, qualunque sia il sapore preferito della morte sfiorata, Queenstown e' capace di offrirlo in intensita' diverse. Sulla strada principale diversi operatori fanno a gara per offrire il brivido piu' forte al prezzo piu' basso. Alcuni propongono "Awesome Foursome", combinazioni di bungy jumping, jet boating, helicopter ride e white water rafting, tutto nello stesso giorno e a prezzo scontato.
Qui ha messo su business AJ Hackett, l'inventore del bungy jumping, o almeno quello che da tradizione tribale polinesiana l'ha trasformato in sport. Nel 1987, dopo avre fatto tutte le ricerche ed esperimenti necessari, Mr Hackett si e' buttato dalla Torre Eiffel attaccato ad un elastico e dopo essere sopravvissuto e' stato subito arrestato. Oggi, offre bungy sites in tutto il mondo, di cui 3 a Queenstown. Il Kawarau suspension bridge, the Ledge Urban Jumping che permette di fare un tuffo sulla citta' e il Nevis Hiwire Jumping, il salto piu' alto del mondo: 134mt da una funivia sul monte Nevis a cui si accede solo in fuoristrada.
A Brendan non interessava, cosi' l'appuntamento era con Simon a Queenstown per lanciarci insieme dal ponte. Essendo uno dei pochi che conosco che ha gia' sopravvissuto l'esperienza ed era impaziente di riprovare, ho pensato che se avevo una possibilita' di portarla a termine era con lui. Chi segue tutti e due i blogs deve avre visto su While Stocks Last il poll per esprimere una prefernza sugli sports estremi visto che costano tutti una cifra e per non ripetere Uluru dobbiamo per forza scegliere. Io ho deciso di non mettere il gadget perche' credo che la decisione di buttarmi da un ponte sia solo mia e nessuno puo' dirmi cosa fare in materia!








La carovana sardo-irlandese e' arrivata puntuale all'appuntamento, ma Simon e Leah non si sono presentati causa vomiti ricorrenti di Caitlin che non riesce a sopportare piu' di 200km in macchina al giorno. Sono cosi'rimasti bloccati a nord di Christchurch da cui poi sono ripartiti oggi per Brisbane. Nel frattempo, un commento di DaveF mi ha fatto pensare: bungy jumping e sky diving sono esperienze solitarie, contrarie allo spirito di questo viaggio, meglio attivita' a cui possiamo partecipare tutti insieme come rafting o hot air ballooning.
Siamo andati al Kawarau bridge, ho osservato, ci ho pensato, ma alla fine non mi sono buttata. Simon mi ha chiamata la sera per sapere, "Did you jump? No? You wuss!" Ho visto tanti arrivare sul trampolino e tirarsi indietro all'ultimo momento, i piu' invece buttarsi e risalire poi le scale a piedi, carichi di adrenalina. Chi andava fino in fondo erano quelli che arrivavano in gruppo e si lanciavano a turno con una claque enorme a fare il tifo ma pronta a prenderli in giro se non si fossero buttati. Sembrava la spinta finale ma essenziale per fare quel passo nel vuoto assolutamente contro natura e a me mancava. Mi sono sentita sola e in quel momento le parole di DaveF hanno avuto particolarmente senso, cosi' ho deciso di risparmiare i 200NZ$ del bungy e metterli invece per il jet boating sul fiume Dart dove siamo andati tutti insieme e ci siamo divertiti da matti. Questa la mia scusa di oggi per essermi tirata indietro davanti ad un tuffo nel vuoto di 43mt, domani e' un altro giorno ;-)